La Nuova Ferrara

Ferrara

Prevenzione

Insegnante e divulgatore: a teatro la lotta contro la ludopatia

Insegnante e divulgatore: a teatro la lotta contro la ludopatia<br type="_moz" />

L’Asl chiama il professor Benuzzi: «Giovani a rischio. E anche gli anziani»

4 MINUTI DI LETTURA





Ferrara Federico Benuzzi insegna matematica e fisica in un liceo di Bologna ma ha “allievi” in tutta Italia: studenti e spettatori adulti, perché è anche un attore che nei suoi spettacoli, in teatro, affronta temi di carattere scientifico senza dimenticare i risvolti ambientali, sanitari e sociali. Sabato scorso tornava da Siena proprio dopo uno dei suoi spettacoli divulgativi, per i quali è ben conosciuto e apprezzato anche a Ferrara dove da tempo collabora con l’Asl, le amministrazioni comunali e con le scuole del territorio.

I suoi monologhi sono già inseriti nei cartelloni primaverili di diversi Comuni della provincia e in quelli, anche estivi e autunnali, di molte città italiane e straniere, come Locarno. Tra i temi d’elezione c’è la spiegazione matematica dei meccanismi psicologici e gratificatori che scatenano la dipendenza dal gioco d’azzardo.

«Sono un insegnante e ovviamente mi occupo di didattica, lavoro a scuola ma ho anche frequentato per due anni, a tempo pieno, l’Accademia Teatrale – racconta Benuzzi – Ho acquisito competenze che mi consentono di trasferire in teatro conoscenze apprese nell’ambito scientifico e in classe quanto arriva dalla platea sul palcoscenico».

Benuzzi, 48 anni, è anche un giocoliere, arte che ha imparato «da ragazzino» (palle, birilli, diablo, monociclo). Ha portato la teatro-terapia a casa di giovani problematici e ha iniziato a recitare i suoi monologhi nel 2005: «Allora – ricorda – non c’erano i social, fui chiamato dall’Asl di Monza-Brianza dopo aver tenuto uno spettacolo dal vivo. I dirigenti dell’azienda sanitaria avevano gradito l’iniziativa, io invece ho capito allora che riuscire a trasmettere un messaggio al pubblico avrebbe potuto rappresentare per me ben più che un impegno sporadico. E quello, dopo venti anni, è rimasto l’obiettivo: far passare il messaggio, che sia sul cambiamento climatico, sull’importanza della scienza, sulle bufale scientifiche, sulla sicurezza sul lavoro». L’80% dell’attività che il profe-attore svolge fuori dalle aule è dedicata alle scuole e i numeri confermano che si tratta di un vero lavoro, non solo di una passione da coltivare: i suoi show e il teatro scientifico hanno raggiunto le 1.200 repliche. L’Asl di Ferrara ha appena assegnato il budget da riservare al servizio di comunicazione per la realizzazione di conferenze/spettacolo «volte a prevenire il gioco d'azzardo» nel triennio 2025-2028: i 62mila euro sono stati affidati alla società Taxi 1729, di Torino.

«Con Benuzzi abbiamo già lavorato, è un ottimo professionista e quest’anno tornerà a Ferrara e in provincia con alcuni dei suoi monologhi, utilissimi per promuovere la prevenzione contro i rischi del gioco d’azzardo – spiega Franca Emanuelli, direttrice del Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale e Dipendenze Patologiche – Queste iniziative rientrano nella programmazione annuale delle attività dell’azienda sanitaria ma coinvolgono da tempo anche i territori: hanno infatti avuto un ottimo riscontro da parte dei sindaci. La lotta alle dipendenze richiede professionalità specifiche e quindi specializzazioni che formiamo all’interno. Lavoriamo anche sulla responsabilità sociale e sul consolidamento della rete di trattamento».

Linda Borra, psicologa e psicoterapeuta, dell’equipe Dga Asl (Dipendenza gioco d’azzardo, area prevenzione e clinica) precisa che «con queste attività, che hanno un intento divulgativo, raggiungiamo migliaia di studenti e professori. Uno degli obiettivi è sviluppare il pensiero critico perché per affrontare la dipendenza serve la consapevolezza. Bisogna entrare in una rete di comunicazione che include internet, i giochi on line, l’uso dei social. Indicare i rischi anche con riferimenti precisi. E spesso bisogna partire da lontano. Chi ha 30 anni e ha un problema di ludopatia, che è una malattia non un “vizio”, spesso ha cominciato da giovanissimo, magari con un “Gratta e Vinci”. A chiamarci sono le famiglie. Sono i parenti, il più delle volte prima ancora dei pazienti, a cercare aiuto, con loro lavoriamo in rete. Il gioco d’azzardo colpisce tutti, anche gli anziani: la solitudine, il cambio di ruolo, il tempo libero possono farli avvicinare a questa insidia». 

Le attività vengono sottoposte ad una sorta di controllo di qualità e di efficacia, aggiunge la coordinatrice dell’Area prevenzione Asl, Cristina Sorio: «Gli insegnanti ci inviano segnali di allarme. I giovani entrano in contatto con queste realtà riservate agli adulti fin da ragazzi, e anche prima. La conferma arriva anche durante queste attività divulgative, dove i ragazzi dimostrano di conoscere fin troppo bene giochi che non dovrebbero essere accessibili a persone non ancora mature e vulnerabili».l

Gioele Caccia

© RIPRODUZIONE RISERVATA