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Ricchi e poveri

In un’Italia dai salari sempre più bassi l’Emilia Romagna rimane ai vertici

Alessia Dalla Riva
In un’Italia dai salari sempre più bassi l’Emilia Romagna rimane ai vertici

Bologna, Parma, Reggio e Modena nella top ten. Ferrara scivola al 35esimo post

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Quattro province dell’Emilia-Romagna sono tra le città più ricche del nostro Paese. Può sembrare strano parlare di ricchezza se si considera che l’Italia è il paese a economia avanzata in cui negli ultimi anni i salari sono cresciuti meno che negli altri paesi che fanno parte del G20. Tuttavia ogni analisi utilizza parametri diversi e ogni dato contribuisce a costruire uno scenario che fotografa in modo sempre più dettagliato la realtà del nostro Paese. E la fotografia che esce dell’Emilia Romagna incrociando le varie classifiche, come facciamo in queste pagine, è quella di una regione in cui la ricchezza c’è ancora, i redditi si difendono bene, ma al tempo stesso avanza e in modo preoccupante la povertà, al punto che la percentuale di chi è in difficoltà è raddoppiata nel giro di 4 anni. Partiamo dal reddito disponibile delle famiglie consumatrici, ovvero il reddito delle famiglie residenti nel territorio che si ottiene dalla differenza tra entrate (intese come risultato lordo di gestione collegato, per esempio, al possesso di un’abitazione o a redditi da lavoro) e uscite (imposte e contributi sociali) più una posta residua di trasferimenti (come versamenti a istituzioni sociali) calcolati nel corso dell’anno di riferimento. Secondo i dati elaborati da Unioncamere-Centro Studi Guglielmo Tagliacarne sulle stime del reddito disponibile delle famiglie italiane, Milano detiene il primato e si conferma al primo posto con 34. 885 euro all’anno per ogni nucleo familiare, seguita da Bolzano con 31. 160 euro e Monza-Brianza con 29. 452 euro. A seguire quasi in sequenza entrano in classifica quattro province dell’Emilia-Romagna: al quarto posto Bologna con 28.560 euro, poi Genova (27. 105 euro) , seguono al sesto e settimo posto Parma con 27.083 euro e Reggio Emilia con 26. 654. Anche Modena rientra nella "top ten" ed è nona con 26.076 euro per nucleo familiare. Scorrendo l’elenco delle 111 province italiane al 16esimo posto troviamo Forlì-Cesena (25. 037 euro) , al 21esimo Ravenna (24.555 euro) , Piacenza è 26esima (23.923 euro) , Rimini è 30esima (23. 670 euro) e infine Ferrara è 35esima (23.503 euro). In fondo alla classifica troviamo agli ultimi posti tre capoluoghi città del Sud Italia: Foggia con 14.554 euro, penultima Caserta con 14.683 euro e terzultima Agrigento con 14.802 euro. Il dossier analizza il reddito delle province italiane anche dal punto di vista delle percentuali di crescita del reddito. In questo caso va considerato che in Italia, per effetto del generale aumento della platea di occupati (850.000 unità in più nel triennio 2021-2025) , si evidenzia un aumento medio del +11,3% del reddito disponibile delle famiglie in ogni provincia italiana. Il dato esprime un’intensità di crescita che è diversa tra il Nord e il resto del Paese e, infatti, a fare più fatica a tenere il passo sono le famiglie del Centro Italia dove l’aumento medio scende al +10,3%. Se si scende nel dettaglio delle città italiane, dalla ricerca risulta essere Sondrio la provincia italiana in cui la crescita del reddito disponibile è stata più alta tra il 2021 e il 2023 (+16,98%) seguita da Belluno (+15,4%) e Imperia (15,1%). Anche in Emilia-Romagna tutte le provincie registrano il segno positivo e spiccano per il dato di crescita superiore rispetto alla media Piacenza con +13,24% e Ferrara con il +12,73% seguite da Parma (+11,99%) , Ravenna (+11,69%) , Reggio Emilia (+11,55) e Bologna (+11,41%) seguite poi da Modena (11,2%) , Forlì Cesena (10,78%) . «La geografia dei redditi delle famiglie delinea un quadro che possiamo definire più "democratico" rispetto a quello della produzione, perché le distanze territoriali appaiono meno accentuate: mentre per il valore aggiunto pro capite la distanza tra la prima pro capite la distanza tra la prima provincia (Milano) e l’ultima (Foggia) è di 3,6 volte, questa differenza si riduce a 2,4 volte per il reddito disponibile» sottolinea il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, Gaetano Fausto Esposito. A contribuire alla crescita del reddito disponibile è soprattutto la componente legata al reddito da lavoro dipendente, che rappresenta la parte largamente maggioritaria delle entrate delle famiglie italiane. Tra il 2021 e il 2023 questa voce è aumentata dell’11,8% a fronte dell’aumento dell’11,3% del reddito complessivo disponibile. In 55 province il reddito da lavoro dipendente è incrementato più di quello disponibile, crescita attribuibile all’aumento degli occupati ma che, tuttavia, non permette di recuperare la perdita del potere d’acquisto generato dall’inflazione al 14,2% nello stesso periodo di tempo.