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L’intervista

Caso Amsef Ferrara, Gibellini: «Pronti a comprare e investire 10 milioni»

Francesco Dondi

	Gianni Gibellini
Gianni Gibellini

Il piano di Hofi e le parole del presidente: «I ferraresi meritano qualità»

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Ferrara “Il posto più bello dove dirsi addio” è lo slogan che accompagna l’attività di Terracielo, l’azienda funebre di Gianni Gibellini, partner di Hofi, per 15 anni presidente della federazione Efi (Efficienza funeraria italiana) e imprenditore di comprovata professionalità e qualità. A Modena, suo quartier generale, ha costruito varie case funerarie e ora vorrebbe arrivare anche a Ferrara. Gibellini è un professionista con i piedi ben piantati a terra, eccentrico quando è il momento di parlare di calcio (è stato presidente del Montale, del Sassuolo e del Modena che sponsorizzò anche), ma quando parla di lavoro si fa serio e deciso, lui che di funerali importanti se ne intende e non a caso venne scelto anche per quello di Luciano Pavarotti.

Presidente, siete pronti a rilevare Amsef con Hofi?

«Posso confermare che ci piacerebbe partecipare al bando di cui si parla».

Quando è maturato il vostro interessamento per Amsef?

«Con il presidente Cimarelli di Ferrara Tua e alcuni tecnici ci conosciamo da tempo; 4 anni fa vennero a trovarmi: gli mostrai una delle nostre case funerarie».

Ma perché secondo lei si vuole cedere una società pubblica? Non le darebbe fastidio da cittadino?

«In Emilia ci sono solo due realtà pubbliche: Ferrara e in parte Bologna. Io credo che il pubblico debba occuparsi di altro: scuole, strade, asili, anziani. Certi servizi li devono fare i privati perché magari li fanno meglio e hanno anche soldi da investire».

Vuole dire che la capacità di investimento di Amsef non è così imponente?

«Dico che per garantire un servizio di qualità e di livello, quello che noi vogliamo dare ai ferraresi perché se lo meritano, serve fare investimenti. Servono un parco mezzi di un certo livello e credo sia imprescindibile una casa funeraria».

Ecco, si è parlato di un’operazione da circa 10 milioni. Conferma la cifra?

«Se si tiene conto dell’acquisto delle quote, della realizzazione della casa funeraria, dell’ammodernamento dei mezzi e di nuovi servizi quella è la cifra».

E i dipendenti? Quale sarà il loro futuro?

«Li teniamo tutti, se sono bravi e professionali saranno un valore per noi e per i familiari dei defunti. La mia storia racconta che ho sempre messo al centro di tutto il servizio alle famiglie. Quando dico che serve professionalità non scherzo: serve capacità nel curare un defunto e presentarlo ai suoi cari nel miglior modo possibile. Ci sono scuole per trattare i morti, quello è il valore aggiunto che Hofi dà e su cui io da anni investo».

Scusi se insisto, ma Amsef quello non riusciva a farlo?

«Non sono io che devo giudicare. Io dico che se c’è un lutto di notte bisogna andare subito a casa e non aspettare ore; se c’è da fare un trasporto per altre città bisogna partire all’istante; se c’è una richiesta di una famiglia va assecondata».

Lo sa che ci sono polemiche feroci sulla vendita, vero?

«Certo, leggo e mi informo. Io dico che Ferrara ha un sindaco molto bravo e che esiste una legge regionale, la 19 del 2004, a cui io ho dato un ampio contributo per la realizzazione insieme al più bravo assessore che l’Emilia Romagna abbia mai avuto, Giovanni Bissoni, che consente di costruire case funerarie in ogni città. Questo significa che se una persona muore a Riccione, io vado, lo prendo e lo porto a Ferrara e non obbligo i familiari e i suoi cari a venire a Riccione a vegliarlo prima del funerale. Mi domando perché dal 2004 a oggi nessuna giunta di sinistra abbia mai voluto fare una casa funeraria a Ferrara: sarebbe stato un eccellente servizio per i cittadini. Quindi so che ci sono polemiche, ma l’unico modo attraverso cui so rispondere è con i fatti e con la qualità del servizio».

Sa anche che Amsef sosteneva varie iniziative pubbliche?

«Io credo che gli imprenditori virtuosi debbano fare la loro parte nella comunità. E mi permette un’ultima cosa?».

Prego.

«Il nostro settore è quello che registra la maggior evasione fiscale. Se fino al 31 dicembre 1999 le famiglie potevano detrarre il 19% su 1,5 milioni di lire del funerale, dal 1 gennaio 2000 quella cifra si è trasformata in 750 euro. Non era di fatto più conveniente. Oggi un funerali che costa 4mila euro porta con sé una detrazione irrisoria quindi le famiglie preferiscono pagare in contanti e risparmiare. Tutto questo la politica non lo dice, l’ho sollevato a più riprese a ministri, presidenti del Consiglio, parlamentari, ma siamo ancora al punto che se si parla di onoranze funebri si fanno gli scongiuri. E invece questo settore merita rispetto: pensi cosa potrebbe voler dire detrarre tutte le spese per i funerali... A quel punto nessuno vorrebbe più pagare in nero e l’evasione sparirebbe. Vabbeh, ho divagato, ma il principio è questo: servizi di alto livello per i cittadini e investimenti che Ferrara merita. Noi come Hofi ci siamo».