Ferrara, le voci degli sfollati: «Sulle scale ci siamo aiutati tutti»
I residenti del Grattacielo: «Abbiamo comprato casa con il lavoro di una vita»
Ferrara «Siamo tutti cittadini italiani. Abbiamo comprato l’appartamento al grattacielo e fatto arrivare anche la nonna dal Pakistan». Lo racconta con una punta d’orgoglio Aisha, mamma di tre figli, mentre sorseggia un tè caldo al bar dopo una notte al gelo. «La nostra vita è a Ferrara. Mio marito ha sempre lavorato in regola e siamo riusciti pian piano a realizzare i nostri sogni». Assonnato e con le mani gelate il ragazzino più piccolo ha un solo pensiero: i libri di scuola. «Non ho preso niente - racconta -. Stavo dormendo e siamo corsi fuori. Non ho capito molto di quello che stava succedendo però ho avuto paura. Frequento le scuole medie, dovrei studiare ma non posso perché tutta la roba è rimasta in casa e non so quando la potrò riavere». La mamma e il papà cercano di rassicurarlo, gli spiegano che i professori capiranno «ma lui è così, non molla. Ci tiene tantissimo».
La sorella più grande ha lo stesso pensiero. «Frequento il liceo Roiti, mi trovo benissimo - interviene sicura -. Ovviamente anche tutta la mia roba è rimasta su. Prima hanno detto che almeno noi che abitiamo al quindicesimo piano saremmo potuti rientrare a prendere il necessario, ma a quanto pare non sarà possibile. Almeno per oggi (ieri, ndr). Abbiamo bisogno dei libri, dei quaderni e dei vestiti. Spero di riuscire a studiare in questi giorni, non posso rimanere indietro».
Le preoccupazioni son tante. «Potrà sembrare banale, ma per mia moglie stare in mezzo a tanta gente estranea non sarà così facile - spiega un altro uomo, sempre di origini pakistane - Le ho detto di non preoccuparsi e anche le ragazze non indossano il velo. Hanno voluto delle mascherine, le hanno chieste loro e ce le hanno fornite. Lo dico solo per spiegare come ci sentiamo, certo non per lamentarci. Anzi».
Tra le 218 persone che hanno dovuto lasciare il proprio appartamento e che da questa notte dormono nel campo allestito al Palapalestre c’è anche Mariam, residente al nono piano della torre B del Grattacielo da oltre nove anni. «Questa notte (ieri, ndr) stavo dormendo quando sono stata svegliata di soprassalto da mia mamma perché sentiva un forte odore di bruciato. Una volta aperti gli occhi, ho realizzato anche io che in casa c’era una forte odore». Il primo pensiero è stato di aver lasciato acceso il fornello o il forno. «Subito sono corsa in cucina, pensando di aver dimenticato il fuoco accesso o qualche padella nel forno caldo. Una volta arrivata però ho visto che era tutto in ordine e che l’odore non poteva provenire da quella stanza. Era troppo forte per arrivare dall’interno della nostra abitazione».
Le due si sono quindi affacciate dal portone di casa e dal pianerottolo hanno visto la coltre di fumo. Il primo pensiero sono stati i bambini piccoli. «Ho due figli, un bimbo di quasi due anni e una bimba di tre anni. Con noi vive anche mio fratello. Mi ha aiutato lui a svegliare i piccoli e a portarli fuori». Scendendo le scale hanno incontrato altri due inquilini, loro conoscenti, che li hanno aiutati. «La priorità è stata quella di uscire in fretta, non abbiamo pensato più di tanto a prendere oggetti o vestiti».
La paura però non è scomparsa una volta raggiunta l’uscita. «Siamo riusciti a uscire nonostante le tante scale e i bambini in braccio. Abbiamo subito visto diverse persone che conosciamo che si erano già radunate fuori, ma è alzando gli occhi verso il palazzo che siamo rimasti ulteriormente sconcertati. Dal primo piano abbiamo visto alcune persone lanciarsi. In quel caso è stato questione di attimi, probabilmente non ci hanno pensato molto. Abitando al piano più basso, più vicino all’origine dell’incendio, immagino che si siano ritrovati una maggior quantità di fumo in casa e abbiano deciso di non scendere dalle scale, ma per istinto si siano buttati». Il racconto di Mariam si chiude con un pensiero. «So che una signora che si è lanciata si è rotta una gamba. Non la conosco ma spero stia bene».
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