Grattacielo, sfollati riuniti per cercare casa e il sindaco invoca il piano nazionale
Due le soluzioni proposte per chi rimarrà senza un tetto dopo lo sgombero del campo allestito al Palapalestre. Fabbri non ci gira intorno: "La struttura, così com'è oggi, non ha futuro"
Ferrara «È una crisi umanitaria». È così che ieri sera, durante la riunione convocata dall’associazione Cittadini del Mondo, è stata descritta la situazione d’emergenza che stanno vivendo le oltre duecento persone che in una notte si sono ritrovate sfollate dopo l’incendio alla torre B del grattacielo. Un incontro organizzato per ascoltare chi in questi giorni ha trovato un punto di accoglienza nel campo allestito al Palapalestre. Luogo che però, a seguito della decisione presa dopo il quarto incontro del Centro coordinamento soccorsi in Prefettura, dovrà essere liberato entro le 15 di domenica.
«Siamo qui per ascoltare le vostre esigenze - afferma Adam Atik, presidente dell’associazione - e trovare insieme delle soluzioni valide per ciò che si prospetta da domenica pomeriggio. Dove l’amministrazione continuerà a non voler trovare soluzioni, noi faremo il possibile per attivarci e attivare la cittadinanza, anche singolarmente, per aiutare chi ha bisogno». E allora la domanda sorge spontanea, e parte proprio da uno dei partecipanti, residente e sfollato della torre B: «Concretamente, che possibilità ci sono di trovare un alloggio per tutti in così poco tempo?». «È una situazione non facile - risponde Atik -. Come associazione di volontariato abbiamo alcune idee, tra cui proporre alla comunità ferrarese un co-housing, mettendo così a disposizione e condividendo gli spazi delle proprie abitazioni con gli sfollati». Un acceso confronto, che ha portato a galla la paura e l’incertezza di ciò che accadrà dopo aver liberato il Palapalestre: «Metteremo pressioni al Comune - proclama il presidente -. Sembra quasi, dai toni adottati dall’Amministrazione, che sia colpa vostra (inquilini della torre B, ndr) se in questo momento ci sono oltre 200 persone con un alloggio inagibile. Verificheremo con dei legali civilisti quali sono gli obblighi del Comune e faremo di tutto per farli rispettare».
Diverse le soluzioni proposte: «Prima di tutto invieremo tramite pec - annunciano i volontari dell’associazione - una lettera firmata da tutti i qui presenti e indirizzata al Comune, dove chiederemo formalmente il prolungamento della durata del campo d’accoglienza allestito in via Tumiati. Se sarà necessario costituiremo anche un comitato». Tra le proposte raccolte durante la serata anche quella di spazi diversi: «Si è parlato del Centro Rivana - affermano alcuni - poi sfumata». Due i nomi che invece risultano essere maggiormente attrezzati: la Fiera di Ferrara e la Casa del Pellegrino. «Se domenica si decide di opporsi e di non lasciare il Palapalestre?», chiede una ragazza. «Diventa occupazione abusiva - rispondono i volontari -. Noi ci saremo al momento dello sgombero e dobbiamo essere uniti nella scelta». Un’opzione non esclusa, che «va però annunciata prima».
A intervenire anche Massimo Secchiero, proprietario di diversi appartamenti nella torre B, che si professa «dichiaratamente leghista» e che spiega: «In queste situazioni, per legge, al secondo mese il contratto d’affitto vine disciolto e nel momento in cui viene meno tale accordo, trovare un alloggio per gli sfollati non è più responsabilità del Comune». Il proprietario annuncia: «La torre A non verrà evacuata, anzi verranno installati dei rilevatori di fumo, che erano già stati previsti. Nella torre B invece, per dare corrente agli appartamenti, occorrerà installare nuovamente i singoli cavi, un lavoro che richiede molti soldi e che dubito si riuscirà a fare entro i 30 giorni annunciati».
Parallelamente, sui social, il sindaco Alan Fabbri è intervenuto con un post sul «monolite degradato», approfondendo alcune riflessioni personali: «È giusto essere chiari: quanto accaduto non è una calamità naturale. Non è un terremoto. Non è stato qualcosa di improvviso. È una situazione ben nota da molti anni, tanto che i verbali dei vigili del fuoco in mio possesso risalgono al 2017. Ed è proprio per questo che oggi c’è un’inchiesta, che farà il suo corso». Fabbri poi rassicura: «Questo non significa voltare le spalle a chi è in difficoltà. Il Comune continuerà a esserci, come ha sempre fatto, aiutando le situazioni di reale fragilità». L’analisi si focalizza poi sul futuro del palazzo: «Il grattacielo, così com’è oggi, non ha futuro. Continuare a rincorrerlo in emergenza significa accettare che resti un problema permanente. La sfida della mia e della prossima amministrazione non sarà continuare a tamponare, ma trovare il modo di superarlo definitivamente, con un progetto serio e ambizioso, di livello nazionale».
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