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Centrodestra tra scosse e conferme. Nell’Alto ferrarese le elezioni sono un’incognita

Centrodestra tra scosse e conferme. Nell’Alto ferrarese le elezioni sono un’incognita

A Vigarano lo strappo di Bergamini, a Bondeno campanelli d’allarme. Cento sembra riservare divisioni, mentre c’è solidità a Poggio Renatico e Terre del Reno

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L’Alto Ferrarese, politicamente parlando, non è mai stato una pianura immobile. Ma nelle ultime settimane la sensazione è che sotto la superficie si stiano muovendo placche vere, non semplici assestamenti. Il centrodestra, che fino a poco tempo fa sembrava avviato verso un percorso lineare in vista delle prossime scadenze elettorali, oggi appare attraversato da una serie di piccoli e grandi terremoti locali che, sommati, rischiano di cambiare profondamente lo scenario. Con un orizzonte chiaro davanti a tutti – le amministrative di Bondeno nel 2026 e, poco dopo, quelle di Cento – l’unità che molti davano per scontata è sempre meno una certezza.

Vigarano Mainarda

Il caso più clamoroso è quello di Vigarano Mainarda. L’uscita dalla Lega di Davide Bergamini, sindaco ed esponente di primo piano del partito anche a livello nazionale, ha rappresentato una scossa forte. Una scelta che all’interno della Lega viene letta come un tradimento politico vero e proprio, soprattutto da parte dei consiglieri comunali, e che ha aperto una fase di grande incertezza. Infatti, il passaggio a Forza Italia, dopo una parentesi soltanto formale nel Gruppo Misto alla Camera, ha lasciato aperti molti interrogativi. Nel frattempo Fratelli d’Italia guarda avanti, con una possibile candidatura interna sostenuta dal senatore Alberto Balboni, mentre il centrosinistra osserva e valuta se presentarsi unito. Uno scenario che, in caso di spaccatura del centrodestra, diventerebbe improvvisamente molto più pericoloso.

Bondeno

A Bondeno la situazione non è meno delicata. Simone Saletti si prepara a chiedere il secondo mandato nel 2026, dando continuità a un percorso amministrativo iniziato anni fa. Ma il suo profilo civico, inizialmente punto di forza, oggi sembra rappresentare una fragilità in un centrodestra che fatica a riconoscersi pienamente in una figura non organica ai partiti. Le voci su una rottura passata con Alan Fabbri, ufficialmente ricucita, continuano a circolare, mentre in Consiglio comunale il clima viene descritto come teso. Il rischio concreto di non approvare il bilancio, evitato solo grazie ai voti dell’opposizione, ha acceso un campanello d’allarme difficile da ignorare. Sullo sfondo, il possibile candidato del centrosinistra, Marchetti, ex vigile del fuoco molto conosciuto in città, viene considerato da molti come una figura in grado di impensierire seriamente il centrodestra. Anche qui aleggia uno scenario che fino a poco tempo fa sembrava remoto: una crisi anticipata della giunta.

Poggio Renatico e Terre del Reno

In questo contesto agitato, Poggio Renatico e Terre del Reno rappresentano l’eccezione. A Terre del Reno Roberto Lodi guida una maggioranza solida, civica ma chiaramente collocata nell’area del centrodestra, e guarda con relativa tranquillità alle elezioni del 2027, dove una candidatura per il terzo mandato appare tutt’altro che improbabile. A Poggio Renatico Daniele Garuti, appena rieletto per il terzo mandato e oggi presidente della Provincia, può contare su una stabilità politica che al momento sembra lontana dalle tensioni viste altrove. Due esempi che dimostrano come, dove il civismo è accompagnato da unità e leadership riconosciute, il sistema regga.

Cento

Il Comune che però concentra su di sé la maggiore attenzione è Cento. Governata dal centrosinistra con Edoardo Accorsi, destinato con ogni probabilità a ricandidarsi nel 2027, la città resta storicamente orientata a destra nelle elezioni nazionali e regionali. Proprio per questo è considerata una preda ambita, anche perché il centrodestra non governa Cento dai tempi di Flavio Tuzet. Da tempo si parla di una possibile candidatura civica di Valeria Balboni, mai confermata né smentita, mentre all’interno di Fratelli d’Italia i nomi non mancano ma sembrano generare più tensioni che sintesi. La Lega, dal canto suo, appare sempre più marginale, rappresentata da poche figure rimaste e collocate nell’area del team Vannacci, in un partito che a livello provinciale sta vivendo una fase di profonda crisi, tra rotture ed espulsioni. A rendere il quadro ancora più complesso c’è la presenza di Orgoglio Centese, che registra la fuoriuscita di Elisabetta Giberti verso il Patto per il Nord, e che potrebbe esprimere una candidatura alternativa e ulteriormente divisiva. Il risultato è un centrodestra che, nonostante il traino del governo nazionale, fatica a trasformare la forza dei numeri in una strategia locale coerente. Molti iniziano a individuare le responsabilità nelle scelte dei vertici provinciali, tra imposizioni, chiusure e una gestione che ha prodotto una base militante sempre più in rottura con i coordinamenti e sempre più isolata. Sullo sfondo resta Forza Italia, ancora senza una linea chiara e senza figure di riferimento capaci di incidere davvero.

L’Alto Ferrarese, insomma, si avvicina alle prossime elezioni con più interrogativi che certezze. E la sensazione diffusa è che, se le scosse non si trasformeranno in una ricomposizione vera, il rischio non sia solo perdere singole partite, ma compromettere un’intera stagione politica. 

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