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Il caso

Argenta, morì d’infarto recandosi al lavoro: il medico non l’avrebbe salvato

Daniele Oppo
Argenta, morì d’infarto recandosi al lavoro: il medico non l’avrebbe salvato

Ancora un’indagine sull’assenza di ambulanza medicalizzata

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Argenta La presenza di un medico a bordo dell’ambulanza o di un’automedica in servizio nel territorio argentano avrebbe potuto evitare la morte di un giovane uomo di 27 anni colpito da un infarto mentre si recava al lavoro?

La risposta del consulente medico legale al quesito postogli dal pubblico ministero è che no, non avrebbe potuto farci niente. Quel ragazzo, un lavoratore di nazionalità nigeriana che quel giorno di settembre del 2022 stava andando al lavoro in bicicletta insieme ad altri colleghi, sarebbe morto comunque.

E così l’indagine relativa va verso l’archiviazione (forse una seconda archiviazione, perché, a quanto risulta, ce n’era già stata una a distanza di qualche mese dal decesso).

La compagna dell’uomo – rimasta vedova e con tre figli piccoli ai quali badare – aveva presentato un esposto, assistita dall’avvocato Massimo Cipolla. Al centro, la richiesta di verificare l’efficacia dei soccorsi: dopo la chiamata al 118 da parte dei colleghi dell’uomo, l’ambulanza era arrivata da Bentivoglio, perché ad Argenta, in quegli anni, a causa delle difficoltà indotte dalla pandemia da Covid-19, era stato stabilito che l’ambulanza del Pronto soccorso non venisse più munita di medico a bordo (ovvero non fosse più “medicalizzata”), stabilendo che eventuali codici rossi sul territorio sarebbero stati gestiti da altre automediche presenti in provincia o comunque nelle vicinanze. L’arrivo da Bentivoglio aveva richiesto più tempo: quel tempo in più è stato fatale? Analizzando le carte (ma non è stata eseguita l’autopsia, perché era passato del tempo rispetto al decesso), la risposta data dal medico legale è stata negativa.

Il fascicolo è finito sulla scrivania del sostituto procuratore Alberto Savino, il quale si era già occupato di un caso simile, quello di Francesco D’Antoni, 59enne deceduto la notte del 20 marzo del 2021. Anche in questo caso, dopo una consulenza medico-legale, vi era stata un’archiviazione: D’Antoni non aveva chance di essere salvato, perché sarebbe comunque morto nel tragitto verso l’ospedale di Cona, anche nel caso di intervento di un’ambulanza medicalizzata direttamente all’ospedale di Argenta.

Per D’Antoni, l’indagine riguardò sia un’operatrice del 118, per un suo presunto errore nella valutazione della situazione (mandò inizialmente un’ambulanza da Argenta, dunque senza medico, poi ne arrivò una da Lugo), sia il direttore del Distretto sanitario proprio per la decisione di tagliare il presidio medico. 

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