Ferrara, delibere di vendita di Amsef: doppio esposto di Anselmo e Nanni
Non solo un’istanza di annullamento presentata dai due consiglieri. Gli atti finiscono in mano ai magistrati per valutarne i profili di legittimità
Ferrara Non solo un’istanza per la revoca in autotutela delle due delibere propedeutiche alla cessione di Amsef, la società comunale che si occupa dei servizi funerari. Ma anche un doppio esposto: uno alla Procura della Repubblica, l’altro a quella della Corte dei Conti regionale, affinché valutino se vi siano profili di illegittimità dal punto di vista penale e contabile.
Gli esposti provengono entrambi da Fabio Anselmo, avvocato e consigliere comunale che, insieme al collega del Pd Davide Nanni, ha protocollato nei giorni scorsi l’istanza per far ritirare le due delibere. Ieri anche il deposito degli esposti.
In quello alla Procura della Repubblica Anselmo rileva «la incongruità degli atti pubblici di cui alle Delibere adottate oggetto di istanza di revoca, rispetto agli accertamenti istruttori compiuti dai consiglieri comunali Anselmo Fabio e Nanni Davide. Si chiede pertanto che gli organi competenti vogliano eseguire gli opportuni accertamenti e le conseguenti determinazioni di legge, al fine di valutare la sussistenza di eventuali profili penalmente rilevanti in relazione ai fatti dedotti».
Alla Corte dei Conti è invece stata inoltrata la sola istanza, senza indicazioni ulteriori.
Tutto ruota attorno ai documenti a supporto delle due delibere, che secondo i consiglieri di opposizione di fatto non esistono.
Non per loro supposizione, ma perché tale è stata la risposta da loro ricevuta a una richiesta di accesso di agli atti, redatta dal direttore generale del Comune, Sandro Mazzatorta, e da loro citata e che riportiamo di seguito: «La richiesta dei consiglieri riguarda analisi effettuate in modo informale delle quali non esiste alcuna evidenza documentale specifica (ossia non sono contenute in “report specifici” ostensibili ai consiglieri comunali), dato che tali analisi con finalità conoscitive non assumono un ruolo centrale nel tessuto motivazionale dell’atto deliberativo».
Quelle analisi, invece, obiettano Anselmo e Nanni, sono esattamente centrali nel tessuto motivazionale delle due deliberazioni del Consiglio comunale, perché espressamente citate tra i “valutato che” e “considerato che”.
Nella delibera, sostengono i due consiglieri di opposizione nelle 14 pagine che compongono l’istanza di revoca, «vengono menzionati i risultati di tali – inesistenti – attività di ricognizione, ossia il sostanziale cambiamento del contesto del mercato nei servizi funerari, il carattere spiccatamente commerciale della Amsef Srl, nonché dinamicità e concorrenza del mercato dei servizi funebri, che mai sono stati oggetto di discussione ed i cui presupposti non si rinvengono in nessuna documentazione tecnica e specifica.
Conseguentemente, non è stata data alcuna possibilità ai Consiglieri istanti di valutare la reale opportunità per l’Ente Comune di eseguire tale azione di razionalizzazione, poiché la presunta “rivalutazione condivisa” dell’interesse generale alla dismissione non è fondata su alcuna rilevanza istruttoria e probatoria».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
