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Lidi, il mare divora la spiaggia: si studiano le contromosse

Katia Romagnoli
Lidi, il mare divora la spiaggia: si studiano le contromosse

L’idea del docente Unife Farinella. Giovedì l’incontro con De Pascale

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Lidi Cambiamenti climatici e fenomeni sempre più frequenti di erosione costiera sono due facce della stessa medaglia evidenti, oggi più che mai, pure lungo la fascia costiera comacchiese. Per cogliere la drammatica portata di una situazione che ha visto, in questi giorni, il mare arrivare a lambire le strutture balneari, basta spingersi in spiaggia, al Lido Volano. Dopo una passeggiata in pineta per rendersi conto che l’arenile è stato aggredito e divorato in più punti e la battigia si è azzerata. Sono a rischio i grossi cumuli di sabbia posti a protezione degli stabilimenti balneari.

Le correnti

«Non siamo geologi, ma seguendo giorno per giorno il flusso delle correnti marine – spiega Luca Callegarini, presidente della cooperativa degli stabilimenti balneari del Lido Volano -, abbiamo constatato che solo due 2 giorni dopo dall’arrivo di sabbia di rinforzo tra il bagno Isa e la duna sud del lido, i sedimenti si spostano verso nord, andando a depositarsi all’altezza del bagno Cormorano. Per arginare questo fenomeno occorrono elementi invasivi fissi, tipo nuove scogliere o palizzate, poste di traverso, i cosiddetti pennelli, che vadano ad interrompere il flusso delle correnti». Da tempo gli operatori balneari, pure quelli dei lidi Pomposa, Scacchi e Nazioni invocano interventi strutturali, non ritenendo più adeguati i ripascimenti periodici con quantitativi più o meno cospicui di sabbia, trasportata da autoarticolati. Tra le conseguenze delle ultime perturbazioni atmosferiche, nuovi episodi di erosione, solo con acqua alta (120-130 cm.) e in assenza di vento. I rischi di ingressione marina nell’entroterra non sono remoti.

Una delle soluzioni prospettate e ribadite in più occasioni da Romeo Farinella, docente universitario di progettazione urbanistica del dipartimento di Architettura dell’ateneo ferrarese, consiste nel ricostruire gli stabilimenti balneari del Lido Volano nella fascia retrodunale. «Il rischio va governato con pianificazione integrata tra urbanistica, paesaggio e ambiente. Dobbiamo superare la cultura dell’emergenza – afferma Romeo Farinella – ed investire nella prevenzione e nella ricerca progettuale. Sarebbe auspicabile che la regione attivasse un laboratorio di progettazione territoriale, che coinvolga i diversi attori territoriali, economici e associazioni culturali e ambientali. Le mareggiate di questi giorni non riguardano solo noi: hanno colpito Francia, Spagna, Portogallo, Indonesia, California, Marocco. Non è un episodio isolato, è la nuova normalità climatica. Il problema è che siamo in ritardo. I nostri sistemi di governance pubblica e privata sono in ritardo».

Le strategie da mettere in campo sono quelle di un ripensamento radicale del modello turistico-balneare, ridando spazio ai fiumi, favorendo il trasporto di sedimenti sabbiosi al mare, de-irrigidendo le coste, ricostruendo le dune naturali e rendendole continue, arretrando, quindi, a bordo pineta, gli stabilimenti balneari. Ricostruire i Bagni in area retrodunale comporterebbe il vantaggio di uscire dai vincoli della Bolkestein. Una sfida ulteriore riguarda azioni di contrasto al cuneo salino, con riallagamenti e con aree forestali di infiltrazione nelle campagne delle valli bonificate». Le mareggiate saranno più intense. Continuare a costruire tra mare e argini – precisa Farinella – significa ignorare la realtà fisica dei territori». Giovedì prossimo, durante un importante convegno che si terrà a Ravenna sulla direttiva Bolkestein, Callegarini ed il collega Nicola Bocchimpani (Asbalneari) esporranno le problematiche al presidente della Regione Michele De Pascale. 

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