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L’inchiesta

Bimbo morto dopo il trapianto fallito: indagata cardiochirurga ferrarese

Daniele Oppo
Bimbo morto dopo il trapianto fallito: indagata cardiochirurga ferrarese

È tra i sette sanitari sotto inchiesta, al vaglio il rispetto delle linee guida

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Ferrara C’è anche una giovane cardiochirurga ferrarese tra i sette i sanitari iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli per il decesso del bambino di due anni e mezzo che a fine dicembre aveva subìto un’operazione sbagliata di trapianto di cuore all’ospedale Monaldi, nel capoluogo partenopeo.

Si tratta di Emma Bergonzoni, 32enne originaria di Portomaggiore, con studi a Bologna e specializzazione a Padova, facente parte dell’equipe di Guido Oppido, responsabile della Cardiochirurgia pediatrica del Monaldi. L’indagine, condotta dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, che fino a pochi anni fa lavorava a Ferrara, è stata aperta per l’ipotesi di reato di omicidio colposo, dovuto a colpa medica.

L’iscrizione è stata effettuata soprattutto per permettere la partecipazione all’incidente probatorio (nel quale si acquisisce la prova in contraddittorio, anticipando questa fase di un eventuale processo già in fase d’indagine) chiesto dal pm per verificare la corretta applicazione delle linee guida a in materia in relazione al prelievo e al trasporto del cuore, nonché all’operazione chirurgica effettuata.

L’operazione era stata effettuata il 23 dicembre. Solo a febbraio però i genitori erano stati informati del fatto che il cuore trapiantato era arrivato già danneggiato per probabili errori nella conservazione e nel trasporto post espianto dell’organo (sui quali si concentra un pezzo dell’indagine in corso). Sembra che il cuore fosse stato trasportato in mezzo a del ghiaccio secco, a una temperatura troppo bassa, che lo avrebbe irrimediabilmente danneggiato. Ai genitori era stato detto inizialmente solo che l’operazione non era andata a buon fine e il bambino era rimasto ricoverato, assistito da un macchina. Quando un nuovo cuore è stato disponibile, gli esperti del Centro nazionale trapianti avevano rilevato che le condizioni del bambino erano ormai compromesse e non avrebbe potuto sostenere un nuovo trapianto. Pochi giorni dopo è deceduto. 


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