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Ferrara, 18enne rischia di restare senza casa dopo nove anni in comunità

Davide Bonesi
Ferrara, 18enne rischia di restare senza casa dopo nove anni in comunità

In tv la storia di un giovane di Ferrara che era stato allontanato dai genitori

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Ferrara Di minori portati via dalle famiglie ci siamo occupati spesso. Storie difficili, tutte diverse fra loro, dove entrano in gioco svariati aspetti. Da qualche tempo si occupano di questi casi alcuni programmi serali di Mediaset. L’altra sera è stata la volta di “Quarta Repubblica”, dove il conduttore Nicola Porro ha invitato in studio l’avvocato Rita Ronchi per raccontare una vicenda che si è svolta nella nostra città, per nove anni fino al 2023 ma di fatto non ancora conclusa. Il protagonista, che noi chiameremo A., è diventato maggiorenne e ci sono altri, nuovi, problemi.

Di questo caso ci occupammo nel luglio del 2023, quando A. fuggì per l’ennesima volta dalla comunità (in tutto sono state sei le fughe) e alla fine lasciato nella casa dove il padre vive con la propria madre, la nonna del ragazzo. «Da quel giorno il servizio sociale mai ha aiutato il padre e il minore in nessun aspetto di vita - denunciava Ronchi -. Anzi, i servizi come noto si sono opposti al ricongiungimento, addebitando la loro opposizione alla corretta applicazione del provvedimento del Tribunale per i minorenni... E non sussistono contatti con la madre».

Un passo indietro alla storia, raccontata dallo stesso ragazzo (girato di spalle) durante l’intervista all’inviata nella nostra città. A. spiega come tutto sia nato da problemi di rapporti fra i suoi genitori e all’età di sei anni finisce in comunità con la madre, ma dopo poco viene spostato in altra struttura da solo, causa i problemi di lei. Il racconto è agghiacciante: «Quando facevo qualcosa che non andava l’educatore mi saliva con tutto il peso sul corpo, ero un bambino. E tutti i ragazzini avevano problemi: anoressia, tagli, segni sul corpo, sangue, ambulanze e polizia arrivavano continuamente. La scuola? Era difficile, il mio pensiero era tornare da papà e nonna, una volta ho pensato di togliermi la vita».

Un racconto crudo, che prosegue con i problemi di natura alimentare, i pasti saltati, i dieci chili persi, gli incontri ridotti con il padre, fino alla sesta e ultima fuga assieme a un altro ragazzo. «Ho camminato 15 chilometri per le campagne al freddo, era gennaio. Arrivai alla casa di nonna e papà, dove vennero i servizi sociali dicendo che era stato lui a prendermi ma non era vero... Dissi che volevo stare lì e alla fine sono rimasto, ma le prime notti dormivo con ansia per paura di tornare in comunità».

L’avvocato Ronchi è poi intervenuta parlando anche di quanto sia costato tenere A. per nove anni in comunità: «Calcolo facile, si va tra i 100 e i 150 euro al giorno, moltiplicato per nove anni, sono alcune centinaia di migliaia di euro». Ronchi in tv non ha però potuto affrontare l’ultimo problema in questa storia: «Questa famiglia, nonna, padre e ragazzo, vivono in un alloggio Erp e sono in ritardo con i pagamenti. Appena il ragazzo è diventato maggiorenne è stato scritto alla famiglia che avrebbero tolto loro la casa. La signora è invalida e il figlio la segue, da due anni e mezzo hanno questo ragazzo che per i servizi sociali era ancora in comunità, perché il Tribunale dei minori di Bologna ci ha messo oltre due anni a inviare le carte. Ora il ragazzo dovrebbe trovarsi un avvocato e non posso essere io, sono considerata incompatibile ma è un errore». Al fianco dell’avvocato Ronchi c’è l’altro legale Angelo Pisani (celebre perché seguì Maradona). Speranze? «È vero che sono inadempienti, ma il ragazzino era affidato all’ente, quindi qualcuno ci avrebbe dovuto pensare... Peraltro non risultava nell’Isee e nello stato di famiglia. Hanno 60 giorni di tempo e sono fuori, anche la nonna disabile. E ci dicono di rivolgerci allo stesso servizio sociale che aveva il figlio in gestione...».

Purtroppo non può essere d’aiuto la madre, la quale ha un amministratore di sostegno. «Il ragazzo sta raccontando la verità - dice ancora l’avvocato - ma nessuno lo ascolta. Si preferisce pagare delle cifre esorbitanti a queste comunità, che non aiutare la famiglia di un ragazzo che ne ha passate di tutti i colori. Un altro esempio? Non possiamo rivolgerci a uno psicologo per conto nostro, in questa battaglia ci sta aiutando la Luvv (Lega uomini vittime di violenza), si sono offerti di darci un loro psicologo, ma non possiamo, dobbiamo seguire le regole...».