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Ferrara, la quarta maglia del Milan ha il tocco urban di Slam Jam

Andrea Mainardi
Ferrara, la quarta maglia del Milan ha il tocco urban di Slam Jam

Il marchio fondato dal ferrarese Luca Benini ha collaborato con Puma per la realizzazione del kit di gara che ha debuttato sul campo contro il Parma

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Ferrara Dal Ferrarese fino al resto del mondo guidato da tre passioni viscerali: il calcio, la musica e la moda. Luca Benini, nativo di Voghiera, in questi anni è stato in grado di lasciare un segno nella cultura urbana e nella moda italiana con Slam Jam.


Non solo una rivendita di capi d’abbigliamento selezionati ma un marchio ben riconoscibile in grado di coniugare tante sfaccettature del mondo “underground” e che oggi, sempre facendo base dal civico 37 di via Francesco Luigi Ferrari, ha portato la sua visione a ben altre latitudini. Slam Jam, nato nel 1989 si è messo ulteriormente in luce nei giorni scorsi per un’altra prestigiosa collaborazione con Puma per la realizzazione della “quarta maglia” stagionale del Milan.

Il kit è disponibile in due colorazioni, rosso ed argento, ed ha già debuttato in campo nella sfida dei rossoneri il 22 febbraio contro il Parma.

«Collaboravamo già da tre anni con Puma su altre cosa – racconta Luca Benini – ma io in quanto milanista da sempre ho insistito molto ed alla fine ce l’abbiamo fatta. Si è trattato di un lungo processo creativo di circa un anno, durante il quale ci siamo concentrati su due specifiche tonalità di colori come il rosso e l’argento».
 

Quella di Slam Jam è una storia che parte da lontano: «Da Voghiera precisamente, dove sono nato. Poi mi sono spostato nel 1996 a Ferrara seguendo le mie passioni. Da piccolino ho capito che il calcio giocato non era per me ed allora mi sono lasciato guidare dalla musica, la quale a sua volta mi ha portato verso la “street culture”. Ho lavorato per diversi showroom di moda ma notavo la mancanza di una vera connessione col mondo musicale. Mondo che mi si è spalancato invece davanti quando ho fatto le prime esperienze a Londra e New York, cercando di riportare nella moda la il lato estetico ed artistico della cultura hip hop».
 

Oggi Slam Jam collabora con marchi prestigiosi dando lavoro a 110 dipendenti, con un punto vendita fisso a Milano e diversi “flagship store” aperti occasionalmente a Parigi, Tokyo e New York.

«Il confronto con il mio team è costante ma tutti i marchi che attenzioniamo per la rivendita passano da me. Oggi riuscire a valorizzare brand emergenti non è facile».

L’attività mantiene le sue radici nel “quartier generale” ferrarese: «Sono nato in questo territorio ed è giusto così, non abbiamo intenzione di spostarci. Il mondo poi è cambiato e negli ultimi anni abbiamo deciso di aprire nuovi spazi tra i quali quelli di Milano che può contare su circa mille metri quadri. Ormai circa la metà dei nostri dipendenti lavora lì».
 

In questi anni il mondo della moda è cambiato in maniera sostanziale: «Non è stato semplice stare sempre sul pezzo soprattutto con l’avvento di internet prima e dei social media poi. In passato magari si entrava maggiormente a contatto con i vari brand e con le persone che c’erano dietro in modo da comprendere fino in fondo il loro percorso e la loro attitudine. Oggi è cambiato tutto radicalmente, c’è più distacco magari ma d’altro canto si può arrivare ad avere una certa visibilità in ogni parte del mondo».
 

Infine, dopo dieci anni al anche fianco del designer americano Matthew Williams nella direzione del brand di lusso Alyx Studio, oggi il focus di Luca Benini è tutto su Slam Jam ed il suo futuro. Le prossime collaborazioni in arrivo promettono bene: «Abbiamo appena chiuso un importante contratto con Reebok e saremo parte integrante dei lanci di altre marche come Lee Jeans e Wrangler». 

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