Ferrara, l’antico mosaico torna a casa: il prof di Unife scopre l’errore
Il reperto databile tra il I a.C. e il I d.C. raffigura una scena erotica. Era stato assegnato a Pompei ma è di una villa di Foligno
Ferrara Un antico mosaico, trafugato durante la Seconda guerra mondiale e attribuito erroneamente a Pompei, ritorna finalmente nella villa romana a Folignano nelle Marche. E l’importante contributo per questa riscoperta archeologica arriva da Gianluca Frijia, docente del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra, Università di Ferrara.
Di cosa si tratta
Il reperto, databile tra la metà del I secolo avanti Cristo e quello successivo (fonte De Caro 2001), consiste in un mosaico con scena erotica. Come dice un’annotazione ottocentesca, di cui diamo conto più avanti, una donna di spalle e seminuda, parzialmente coperta da un manto giallo che regge con la mano sinistra, sembra in atto di ricevere qualcosa nella destra (forse del denaro, a conclusione della prestazione), da parte di un uomo nudo e non così giovane, sdraiato sotto la coperta. Il piccolo quadro è composto con tessere policrome tra 1 e 3 millimetri. La scena musiva è montata all’interno di una cassa di travertino (37.3 x 37.3 centimetri), ottenuta intagliando un incasso profondo qualche centimetro, sulla faccia principale di una lastra spessa circa 5 centimetri, in cui è stata stesa la malta di allettamento delle tessere.
La vicenda
La storia recente di questo mosaico è molto interessante: stando alla ricostruzione del Nucleo tutela patrimonio culturale dell’arma dei carabinieri, l’oggetto era stato trafugato da un capitano della Wehrmacht durante la Seconda guerra mondiale. Questi, durante la sua attività come addetto alla catena dei rifornimenti militari in Italia nel 1943-’44, donò l’opera d’arte a un cittadino tedesco suo amico. Da quel momento il pezzo finì in Germania, fino a quando gli eredi decisero di restituirlo allo Stato italiano.
La ricerca
In mancanza di dati sulla provenienza del mosaico, il Ministero della Cultura aveva deciso di assegnare il bene al Parco archeologico di Pompei, dal momento che opere simili per tecnica e stile sono noti dall’area vesuviana. Ma la ricerca avviata dal Parco ha portato a un risultato inatteso: il mosaico non ha niente a che fare con Pompei. Le analisi archeometriche del Dipartimento di Scienze e tecnologie Università del Sannio, con il contributo dell'Università di Ferrara, hanno confermato infatti che si tratta di una produzione laziale commercializzata a livello sovraregionale. Ma si è scoperto di più: in occasione della presentazione del 2025, grazie all’incontro con l’archeologa di origini marchigiane Giulia D’Angelo, si è riusciti a individuare l’origine precisa del mosaico: proviene da una villa romana di Rocca di Morro, frazione del Comune di Folignano nelle Marche, dove è attestato già alla fine del Settecento. L’emblema con scena erotica doveva in antico decorare una pavimentazione a mosaico.
Una prova in più
Tra l’altro, la memoria del manufatto riemerge nella produzione del pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli (1832- 1910), che lo riproduce in un taccuino manoscritto (1868 circa), oggi conservato nella Biblioteca Comunale di Ascoli Piceno. A corredo dello schizzo, l’autore fornisce annotazioni sul soggetto e sulla località di rinvenimento. Egli interpreta così la scena: l’uomo “offre colla d(estra) una borsa di danaro… ad una bella donna che mezza ignuda gli sta davanti”, proponendo come titolo “Il congedo di un’etera” e riportando che il reperto “venisse trovato in un podere della famiglia Malaspina a Rocca di Morro”. È stata realizzata una vera e propria investigazione, che ha permesso di giungere alla “soluzione” grazie al lavoro interdisciplinare di carabinieri, Mic, archeologi e ricercatori specializzati nell’archeometria. L’articolo completo e con i risultati delle analisi è pubblicato sul sito dell’E-Journal degli Scavi di Pompei ed è curato (tra gli altri) dal docente dell’Università di Ferrara Gianluca Frijia (Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra).