Ferrara, l’ex compagno la minaccia dal carcere: «Quando esco ti brucio»
Prima i maltrattamenti in casa, poi telefonate e lettere scritte anche col sangue. Chiesto processo per stalking
Ferrara Maltrattamenti quando convivevano, con botte, sigarette spente sulle gambe, privazioni della libertà e insulti. E poi una persecuzione a distanza, quando lui è finito in carcere e ha incominciato a scrivere lettere minatorie alla ex compagna – una addirittura con del sangue – chiamare, far telefonare da parenti e amici per convincerla a rimanere insieme e farle capire che altrimenti sarebbe finita molto male, per lei.
Sono accuse pesanti quelle mosse nei confronti di Kristijan Duric, 35enne bosniaco già noto per essere uno dei componenti della banda dei furti in appartamento sgominata dai carabinieri nel settembre del 2021 con l’operazione “Day Thefts”, per il quale ieri la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i reati di maltrattamenti in famiglia e stalking.
Le condotte contestate, soprattutto quelle relative ai maltrattamenti, vanno dal 2020 al 2021, quando ancora la banda era attiva. La ex compagna, costituitasi parte civile, e anche lei coinvolta nell’indagine sui furti, lo accusa, tra le altre cose, proprio di averla fatta dimettere dal lavoro per costringerla a compiere i furti. Poi gli insulti sessisti, le minacce di morte con allusioni al possesso di una pistola. Condotte che sarebbero state interrotte dall’arresto di entrambi nel 2021, per poi riprendere nel 2023 e fino a febbraio del 2025, sotto forma di persecuzione. Prima con chiamate frequentissime dal carcere per convincerla a ritornare insieme, poi facendola chiamare dalla madre e dalle mogli dei suoi compagni di cella sempre con lo stesso obiettivo di persuaderla, fino a passare alle maniere più brutali.
Così ecco le minacce ripetute: «Quando io uscirò ti brucerò, quella è anche casa mia, so dove venirti a cercare», «Tu devi essere solo mia, io appena esco ti brucio». Poi una lettera manoscritta a penna e addirittura con del sangue, accompagnata da una fotografia di loro due insieme e altre minacce.
Per la Procura di Ferrara è abbastanza per chiedere il rinvio a giudizio dell’uomo, attualmente ristretto a Torino e difeso dall’avvocato Giampaolo Remondi. Ieri si è tenuta l’udienza preliminare davanti alla giudice Sandra Lepore, che ha rinviato al 24 marzo per la decisione sulle richieste.
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