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L’intervista

Da Goro alla corte del Blasco: Andrèe e quell’incontro speciale con Vasco

Matteo Ferrati
Da Goro alla corte del Blasco: Andrèe e quell’incontro speciale con Vasco

«Un mio video fu proiettato sugli schermi del Modena Park!»

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Goro Andrèe Branchi, classe 1990, vive a Goro ed è una superfan di Vasco: è stata a più di 40 concerti (il primo il 10 giugno 2005 a Imola, Heineken Jammin’ Festival) e sarà ovviamente presente al Parco Urbano. Ha anche avuto la fortuna di incontrare il “provocautore” di persona a Zocca, e ha reso indelebile l’autografo che ha ricevuto sulla propria pelle, trasformandolo in un tatuaggio.

Come è nato l’amore per Vasco?

«Nel 1980 Vasco venne a Goro, mio padre era già appassionato ma all’epoca era ancora poco conosciuto. La gente gli lanciò contro di tutto. Quando sono nata (a Codigoro) mi hanno detto che al ritorno dall’ospedale in macchina c’erano le canzoni di Vasco. Una delle prime che ho imparato a memoria è “Alibi”: mi sembrava molto buffa, quasi un racconto per bambini».

Che rapporto ha suo figlio con Vasco?

«Da piccolo si era appassionato all’immagine di Vasco. A due-tre anni si metteva giubbino di pelle, occhiali e cappello e diceva di essere Vasco Rossi. Sapeva che la mamma andava ai suoi concerti ed è voluto venire: l’ho portato alla data zero di Rimini e a Legnano. È stato uno dei bambini più piccoli iscritti al Fan club di Vasco, a 3 anni. Ora ascolta anche altro, ma se gli chiedi l’artista preferito, ti dice Vasco Rossi».

Ci racconta dell’autografo?

«Ho iniziato i pellegrinaggi a Zocca prima che diventassero frequenti e ci ho messo 5 anni per incontrarlo. Quella volta ero con mia sorella e un’amica: l’abbiamo visto e mi sono fatta fare l’autografo sul petto. Non riuscivo a parlare, gli ho detto “Vasco firma qua che me lo devo tatuare!” e lui ironicamente: “Te lo faccio qui (vicino al seno) ma non voglio toccare… sono innocente!”. Poi voleva ridarmi il pennarello ma non lo prendevo. È stato comico».

E il tatuaggio?

«Me lo sono fatto fare da un amico, per poi modificarlo da un professionista. Ora è colorato e sistemato».

L’ha incontrato ancora?

«Ho vinto un concorso video del Fan club e sono stata alle prove a Castellaneta Marina, al Cromie. Mentre cantava, io urlavo dalle transenne come una matta “Amore mio”. Lui si è avvicinato e mi ha baciata. È stato fantastico. Il video chiedeva: “Cosa fate a un mese dal Modena Park?”. Stavo facendo le pulizie di casa e ho detto a mio marito di riprendermi. Nel mentre, però, la tavoletta del Wc mi è caduta sulle dita: la scena è stata talmente ridicola che ho vinto, e venne pure proiettata sugli schermi del Modena Park!».

Cos’è per lei Vasco Rossi?

«È salvezza, è forza di andare avanti. Vasco c’è sempre stato nelle fasi più cupe, quando non c’era nessun altro. A 13 anni il mio primo ragazzo (fan di Vasco) di cui ero follemente innamorata è morto; ho vissuto un anno buio. Un giorno ho acceso lo stereo e c’era “Vivere”: un passaggio della canzone mi ha aperto gli occhi. Mi è arrivata una botta di energia, un segno. Mi sono detta “Ho 14 anni e non sto vivendo. Io devo vivere”. Anni dopo ho iniziato a soffrire anche di attacchi di panico. E andare ai suoi concerti aveva assunto il valore di una sfida che volevo affrontare ogni anno e che – per fortuna – superavo: mi dava l’energia per andare avanti nei mesi dopo. Ecco perché “Vivere” è la mia canzone preferita».

E oggi?

«Vorrei incontrare di nuovo Vasco solo per dirgli: “Grazie”».