Da Ferrara alla crisi internazionale: Paolo Toschi, l’ambasciatore in Qatar
Da Doha ha coordinato il rientro dei cittadini italiani bloccati dalla guerra in Iran
Ferrara C’è anche un po’ di Ferrara in prima linea per cercare di fronteggiare l’attuale crisi nel Golfo Persico. Si tratta dell’attuale ambasciatore italiano in Qatar, Paolo Toschi, nato e cresciuto proprio all’ombra del Castello Estense per poi intraprendere una brillante carriera diplomatica che l’ha portato a lungo a Belgrado, Washington ed ora a Doha.
Dopo essersi laureato nel 2000 in Giurisprudenza all’Università di Ferrara, Toschi ha scalato tutta la gerarchia diplomatica passando da segretario di legazione a consigliere di ambasciata per poi assumere l’incarico attuale a Doha ad ottobre 2022.
Nel mezzo Toschi ha svolto anche ruoli consiliari anche presso l’ufficio diplomatico del Presidente del Consiglio e dei ministri di Turismo e Cultura. Un curriculum di tutto rispetto, che in queste settimane ha dovuto però fare i conti con gli ampi risvolti della crisi iraniana i quali hanno coinvolto militarmente anche il Qatar e, di riflesso, gli italiani lì residenti o anche solo di passaggio.
Ambasciatore Toschi, cosa la unisce ancora a Ferrara?
«Ci sono nato nel 1975 e lì ho svolto tutti i miei studi. Resto molto legato alla mia città. Dopo la laurea ho iniziato a svolgere le prime esperienze all’estero e da lì è cominciata la mia carriera diplomatica che prosegue ormai da 25 anni. Tanti miei affetti sono ancora a Ferrara: i miei genitori, mia sorella e diversi amici. Quando posso cerco sempre di tornare. Inoltre seguo ciò che accade in città, dagli eventi culturali fino a quelli sportivi».
Quali sono le complessità legate al ruolo di ambasciatore, specialmente in un momento come questo?
«Di norma, e specialmente in questa fase, l’ambasciatore deve innanzitutto essere al servizio dei propri connazionali con un impegno costante. In situazioni di crisi come questa poi, l’attività si intensifica sempre più verso il cittadino per tutelarne la sicurezza, interessi, libertà di movimento e capacità di accedere ai servizi consolari».
Come è stata gestita la crisi dal punto di vista operativo?
«Sin dall’inizio ci siamo attivati seguendo le indicazioni del ministro Tajani per tutelare la sicurezza di tutti gli italiani in Qatar. Questo paese è in una condizione particolare visto che è grande hub di trasporti internazionali. Ciò ha fatto sì che circa 750 connazionali di passaggio si trovassero bloccati qui una volta chiuso lo spazio aereo. Abbiamo individuato subito queste persone le quali, di fatto, erano rimaste senza fissa dimora. Approfitto dell’occasione per ringraziare le autorità del Qatar, le quali hanno permesso ai nostri connazionali di alloggiare in strutture alberghiere senza costi aggiuntivi. Abbiamo cercato di dare loro delle opzioni per poter lasciare il paese e da subito siamo stati in grado di fornire un’uscita via terra coordinandoci con l’Arabia Saudita. Sono stati approntati degli autobus e posso dire di essere stato privilegiato per aver accompagnato personalmente alla frontiera questi cittadini assieme ad Esercito e Carabinieri».
Quali sono stati gli aspetti più critici di questi giorni?
«Da subito abbiamo cercato di tutelare le persone vulnerabili e le donne in gravidanza. Tramite medici italiani abbiamo assicurato anche un costante accesso ai farmaci e li ringrazio così come ringrazio tutte le autorità e le aziende italiane che hanno contribuito a far sì che nessun italiano sia rimasto ferito. Dal 7 marzo poi i corridoi aerei si sono riaperti ed anche eventuali residenti hanno potuto lasciare l’area».
In questi casi la comunicazione è essenziale. Come si è mossa l’ambasciata da questo punto di vista?
«In Qatar abbiamo circa tremila persone che risultano essere registrate all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero). Abbiamo cercato di lavorare fornendo informazioni quotidiane le quali, mi preme sottolineare, sono arrivate anche prima degli attacchi. Innanzitutto le persone sono state allertate tramite le notifiche dell’app “Viaggiare sicuri”, poi sono stati utilizzati anche i canali mail e Whatsapp. Anche sui social abbiamo fornito informazioni puntuali sull’evoluzione della crisi e sui comportamenti da adottare per preservare la propria sicurezza».
Quali saranno i prossimi passi da seguire?
«Il quadro resta complesso dato che la maggior parte dei residenti italiani in Qatar hanno interessi professionali attivi. A tutti raccomandiamo di seguire le indicazioni delle autorità locali, le quali stanno svolgendo un lavoro enorme per garantire la sicurezza del paese. Ritengo che da parte loro ci sia stato un importante successo militare che ha evitato vittime o incidenti gravi. Certo, ci sono alcuni segnali positivi ma resta necessario mantenere un atteggiamento vigile e prudente».
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