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Smart working anti-crisi: a Ferrara già 16mila all’opera

Andrea Mainardi
Smart working anti-crisi: a Ferrara già 16mila  all’opera

L’impiego da remoto limita l’utilizzo del carburante ormai sempre più prezioso. Secondo l’Istat, nel territorio questa tendenza coinvolge oltre 16mila persone

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Ferrara La crisi in Iran ed i suoi risvolti economici che già stanno mettendo in seria difficoltà gli approvvigionamenti europei di carburante richiedono contromisure immediate. Ce lo chiede anche l’Europa per bocca del commissario Ue all’energia, Dan Jørgensen che negli scorsi giorni ha dispensato consigli sul come evitare di ripiombare nello shock petrolifero degli anni’70.

Tra questi c’è anche un maggior ricorso allo smart working, pratica sdoganata durante la pandemia ma che incontra ancora tante resistenze nel tradizionalissimo mondo imprenditoriale italiano. Il telelavoro eviterebbe, laddove possibile, centinaia di migliaia di spostamenti in auto e porterebbe ad un risparmio dell’“oro nero” che diventa ogni giorni più pregiato e costoso.

Sarebbe un modello replicabile stabilmente anche nella Provincia di Ferrara? Secondo i dati Istat più recenti a disposizione i quali arrivano fino al 2024, nel territorio estense sono 16.190 i lavoratori da casa. Un aumento di 807 unità rispetto al 2023 che vede Ferrara allineata agli altri capoluoghi di regione con un tessuto imprenditoriale simile.

Superano invece i 20mila lavoratori da remoto Parma, Modena e Bologna. Coerentemente con gli altri dati regionali, sono gli uomini ad essere leggermente più toccati da questo moderno modo di lavorare. Sempre a Ferrara nel 2024 gli impiegati “smart” di sesso maschile erano 8.822 contro le 7.367 donne. In questo particolare la crescita rispetto al 2023 è sempre appannaggio del mondo maschile con un +482 lavoratori (+324 le donne).

Degli oltre 16mila lavoratori elencati in precedenza poi, coloro che affermano di lavorare fuori dall’ufficio per la maggior parte dei giorni sono 6.062 contro i 10.127 che lo fanno solo in maniera occasionale. Nel territorio prevale quindi ancora un’implementazione piuttosto ibrida e non pienamente strutturata di questa modalità anche se, dal 2023 al 2024, i lavoratori stabilmente “smart” sono 755 in più rispetto ai soli 52 aggiuntivi per il lavoro remoto occasionale.

Il Ferrarese quindi si piazza in una zona intermedia rispetto agli altri capoluoghi di regione sia dal punto di vista dei numeri che del “gender gap” tra uomini e donne. Il fatto che la crescita degli ultimi anni sia composta prevalentemente da smart working continuativo indica che ci si sta muovendo nella giusta direzione anche per quanto riguarda le indicazioni che arrivano dall’Unione Europea.

Un invito quest’ultimo, raccolto anche da Rosamaria Papaleo che è a capo della Cisl Emilia Centrale: «Non aspettiamo che la crisi diventi emergenza: chiediamo ai datori di lavoro pubblici e privati di aprire un confronto per mappare chi può lavorare da remoto. Sarebbe la risposta più concreta, più equa e più immediata che il sistema delle relazioni industriali possa dare».

Quello che serve è andare oltre le ideologie ma invece intervenire laddove c’è la possibilità: «Il vento dell’austerity soffia forte – ribadisce Papaleo - ed essere pronti ad attivare una misura condivisa significa tutelare i lavoratori e lasciare il carburante alle filiere come autotrasporto e logistica, che riforniscono i supermercati e sostengono il manifatturiero».

La sindacalista conclude: «Nessuno vuole il ritorno all’applicazione forzosa dello smart working scattata in pandemia. Stavolta la comunità non dovrebbe subire lo strumento, ma avrebbe l’opportunità di costruire un’applicazione sartoriale per il proprio sistema economico e amministrativo, senza imposizioni né approssimazioni. Con l’esperienza fatta in passato ora siamo pronti per mettere a terra un lavoro da remoto più efficiente e funzionale».