Roberto, un ferrarese in “Novecento”: «Che ricordi sul set con Bertolucci»
Il regista di Parma lo vide a San Giovanni di Ostellato e lo fece diventare per sempre Olmo Dalcò
Migliaro Nella vita ha fatto altro: quella del cinema è stata una parentesi che si è aperta e chiusa negli anni Settanta del secolo scorso, ma il suo nome resterà per sempre legato a un film che ha segnato la storia del cinema e di cui quest’anno ricorrono i cinquant’anni dall’uscita: "Novecento" di Bernardo Bertolucci. Roberto Maccanti, autotrasportatore nato e cresciuto nel Basso Ferrarese, fu scelto per interpretare il piccolo Olmo Dalcò, protagonista del primo atto della monumentale pellicola che racconta i primi cinquant’anni del Secolo breve, dalla morte di Giuseppe Verdi alla fine del secondo conflitto mondiale.
Olmo Dalcò, «per sempre figlio di paesani», crescendo sarà poi interpretato da Gérard Depardieu, ma il volto di quel ragazzino che pesca le rane, che stringe amicizia con Alfredo Berlinghieri - il figlio dei padroni interpretato da bambino da Paolo Pavesi e poi da Robert De Niro - e che, anche a fronte della sua condizione sociale, è costretto a crescere troppo in fretta, è rimasto nella memoria di milioni di spettatori. Le riprese di "Novecento" durarono un anno. All’interno del set si era creata quasi una seconda famiglia: la lavorazione era entrata così tanto nella vita di tutti che, quando Bertolucci annunciò l’ultimo ciak, scese sul set un velo di malinconia.
Ricordi
Le riprese iniziarono nell’estate del 1974 e finirono nella tarda primavera successiva. Qualche mese prima, Maccanti, che all’epoca aveva 11 anni, fu notato da Bertolucci, che capì subito di aver trovato il ragazzino che stava cercando. Nessun provino vero e proprio, nessun enfant prodige, solo vita vera, ginocchia sbucciate e sguardo deciso.
«Ero seduto alla gelateria del paese con gli amici quando si è avvicinata una macchina scura. Si abbassò il finestrino e un uomo mi disse: "Ragazzino, ti va di fare un film?". Risposi che dovevo chiedere ai miei genitori, così lo accompagnai a casa da loro. Parlarono un po’ e poi l’uomo disse: "Facciamo qualche foto al ragazzo; se andranno bene, nei prossimi giorni verrà qui il direttore di produzione con il contratto". E così fu. Tre giorni dopo firmammo il contratto e partii per Parma per le riprese di "Novecento". Quell’uomo in auto alla gelateria di San Giovanni di Ostellato era proprio Bernardo Bertolucci. Stava andando verso il mare per cercare il volto giusto sulla spiaggia, ma si fermò prima e scelse me». A Parma Maccanti alloggiava al Palace Hotel; al mattino un’auto lo andava a prendere e lo portava sul set. «Il primo giorno lo ricordo ancora benissimo - racconta Maccanti -. Avevo i capelli lunghi e la prima cosa che fecero i parrucchieri fu rasarmi. Poi arrivarono i costumisti: ho dovuto provare tanti vestiti fino ad arrivare al completo definitivo, quello di Olmo. Camicia e cappello di flanella, pinocchietti di sacco di iuta, calzettoni di lana e zoccoli di legno... Per me era come un gioco, ma ci voleva molta concentrazione e a fine giornata ero sempre stanchissimo».
Una delle scene più iconiche del film resta di certo quella delle rane. «Prima di girarla mi accompagnarono in un canale e mi dissero che dovevo pescare le rane, ma l’acqua era troppo profonda: mi arrivava fino ai gomiti. A casa mia le rane le prendevo dai fossi, non certo in un canale così. Allora hanno costruito una passerella sott’acqua su cui potevo camminare. Tra l’erba alta, un nano si era nascosto, tenendo le rane in mano. Io le prendevo da lui, facendo finta di pescarle, e poi le infilzavo con il fil di ferro. Per evitare di bagnarmi e rischiare di ammalarmi, sotto il vestito mi avevano cucito una tuta di nylon». Anche se Depardieu e De Niro subentrano nel secondo atto, Maccanti ebbe modo di incontrarli. «Erano tutte persone davvero splendide. De Niro lo vedevo poco, soltanto a volte sul set. Con Depardieu, invece, il rapporto era diverso: c’era molta complicità. Scherzavamo e giocavamo spesso. Bertolucci mi chiedeva sempre come stavo, se avevo mangiato bene, se era tutto a posto. Davvero molto cortesi. Anche Sandrelli e Lancaster erano gentili con me». Ancora oggi in paese molti lo chiamano Olmo.
La mostra
"Bernardo Bertolucci. Il Novecento", allestita al Palazzo del Governatore di Parma, è aperta al pubblico fino al 26 luglio. L’esposizione celebra i 50 anni dall’uscita in sala del film. Venticinque gli ambienti suddivisi in quattro macro-sezioni per la narrazione di un classico contemporaneo e per questo oggetto di polemiche, dibattiti, interpretazioni, dispute che ne fanno una delle opere cinematografiche più acclamate e discusse degli anni Settanta in Italia e nel mondo. Decennio questo che, insieme al racconto sul film, entra nella narrazione della mostra per attraversare la febbrile atmosfera intellettuale del periodo e con esso tutte le utopie del secolo breve. Per informazioni: bernardobertolucci.org.
