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L’intervista

Astroviktor: da Ferrara alla Florida per raccontare la Luna

Nicolas Stochino
Astroviktor: da Ferrara alla Florida per raccontare la Luna

Il ferrarese è in Florida invitato dalla Nasa per spiegare la missione sui social: «Stiamo vivendo un momento che entrerà nella storia dell’umanità, è incredibile»

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Ferrara Un momento storico che riporta l’umanità verso la Luna dopo oltre mezzo secolo. La missione Artemis II è partita con successo dal Kennedy Space Center e, tra chi ha potuto viverla da vicino, c’è anche un ferrarese: Astroviktor, al secolo Vittorio Baraldi. Ingegnere aerospaziale e divulgatore scientifico, è stato invitato dalla Nasa per raccontare sui social questa nuova era dell’esplorazione spaziale. Lo abbiamo intervistato mentre segue la missione direttamente dalla Florida.

Perché è così importante questa missione?

«È la prima missione che riporta l’umanità verso la Luna dal 1972, quando si concluse Apollo 17. Sono passati più di 50 anni e il mondo è completamente cambiato: all’epoca la popolazione globale era di circa 3 miliardi di persone, oggi siamo oltre 8 miliardi. Questo significa che la stragrande maggioranza dell’umanità non ha mai vissuto in diretta una missione con esseri umani diretta verso la Luna. Artemis è un programma internazionale che coinvolge numerosi Paesi, tra cui l’Italia, e segna l’avvio di una nuova fase dell’esplorazione lunare, profondamente diversa da quella delle missioni Apollo, sia per obiettivi sia per approccio».

Da dove ha seguito il lancio?

«Ho avuto la fortuna di seguirlo direttamente dal gigantesco prato dove ha sede il famoso countdown clock, è il punto più vicino da dove si può seguire. Questo è il secondo lancio del programma Artemis: il primo, nel 2022, era un volo di prova senza equipaggio, mentre questa è la prima missione con astronauti a bordo. Il lancio è andato molto bene, senza particolari criticità, e questo è un risultato estremamente importante considerando che si tratta di sistemi completamente nuovi, sia per quanto riguarda il razzo Space Launch System sia per la capsula Orion. Per un bilancio completo bisognerà attendere la conclusione della missione, ma le premesse sono molto positive».

Che atmosfera si respirava in quel momento?

«Si percepiva chiaramente quanto questo momento fosse atteso. C’era una forte tensione, ma allo stesso tempo un entusiasmo contagioso. Molte delle persone presenti lavorano a questo progetto da anni, affrontando ritardi, rinvii e difficoltà tecniche. Vedere finalmente il razzo partire ha rappresentato una sorta di liberazione collettiva».

Quanto durerà la missione?

«Durerà complessivamente dieci giorni. Dopo il lancio, nella notte successiva, è stata effettuata la manovra di inserzione translunare, cioè l’accensione dei motori che ha permesso alla capsula di lasciare l’orbita terrestre e dirigersi verso la Luna. Il viaggio di andata durerà circa quattro giorni. Gli astronauti dovrebbero arrivare oggi nella sfera di influenza della Luna e raggiungere poi domani il punto di massimo avvicinamento alla superficie lunare a circa 7.500 chilometri di distanza, transitando sul lato opposto rispetto alla Terra. In quel momento si verificherà una temporanea interruzione delle comunicazioni, che durerà circa 40 minuti. È una fase delicata ma prevista, che fa parte del profilo della missione».

Ci sono anche diversi record in questa missione.

«È una missione che entrerà nei record sotto diversi aspetti. I quattro astronauti saranno gli esseri umani a raggiungere la distanza maggiore dalla Terra mai registrata, superando i 410mila chilometri. Inoltre, l’equipaggio è particolarmente significativo: a bordo c’è la prima donna in una missione diretta verso la Luna, il primo astronauta afroamericano e il primo non americano (canadese, ndr)».

Come si presenta la capsula Orion?

«La capsula Orion rappresenta un grande salto in avanti rispetto al passato. Pur avendo dimensioni relativamente contenute, è progettata con tecnologie all’avanguardia e con un’attenzione molto maggiore al comfort e alla sicurezza degli astronauti. Anche aspetti che possono sembrare secondari, come i servizi igienici, sono stati completamente ripensati: durante le missioni Apollo, ad esempio, non esistevano veri e propri bagni. Qui invece tutto è studiato nei minimi dettagli. Gli spazi sono ottimizzati e ogni elemento è progettato su misura, inclusi sistemi per consentire agli astronauti di svolgere attività fisica durante il volo, fondamentale per contrastare gli effetti della microgravità».

Cosa sta succedendo ora a bordo?

«In questi giorni l’equipaggio è impegnato in una serie di attività molto intense. L’obiettivo principale è testare e validare tutti i sistemi della capsula Orion, verificando che funzionino correttamente in condizioni reali. Questo include la navigazione, la propulsione, i sistemi di supporto vitale e le comunicazioni. Accanto a questi test, vengono condotti anche esperimenti scientifici, in particolare legati alla biologia umana e all’esposizione alle radiazioni nello spazio profondo. È una missione di prova fondamentale, che servirà a raccogliere dati preziosi in vista delle future missioni con allunaggio».

Quali sono i programmi per i prossimi anni?

«Se non ci saranno ritardi, il programma prevede una progressione abbastanza chiara. Nel 2027 dovrebbe svolgersi Artemis III, che sarà una missione intermedia, mentre l’allunaggio è attualmente previsto con Artemis IV nel 2028. Artemis III servirà principalmente per testare le manovre di rendez-vous tra la capsula Orion e il modulo lunare, che sicuramente verrà sviluppato da aziende private come SpaceX o Blue Origin. Si tratta di passaggi fondamentali per garantire la sicurezza delle future missioni con discesa sulla superficie lunare».

Il progetto coinvolge anche l’Italia: in che modo?

«L’Italia ha un ruolo molto importante all’interno del programma Artemis. Fa parte dei Paesi firmatari degli accordi internazionali per l’esplorazione pacifica dello spazio e sarà coinvolta direttamente nella costruzione dei moduli abitativi destinati alla Luna. Inizialmente questi moduli erano stati progettati per il Lunar Gateway, una stazione spaziale in orbita lunare, ma con la revisione del programma verranno riconvertiti per essere utilizzati sulla superficie. È un’opportunità straordinaria per l’industria aerospaziale italiana».

È realistico immaginare un astronauta italiano sulla Luna?

«Non solo è realistico, ma è praticamente certo. La Nasa ha già dichiarato che nel programma Artemis ci sarà spazio per almeno tre astronauti europei, e uno di questi sarà italiano. I nomi più probabili sono quelli di Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti, ma tutto dipenderà dalle tempistiche. Se i tempi si allungheranno, potrebbero entrare in gioco anche alcuni nomi della riserva Esa, come Anthea Comellini o Andrea Patassa. In ogni caso, è ufficiale che un camminerà sulla Luna nei prossimi anni».

Ha avuto modo di confrontarsi con il nuovo amministratore della Nasa?

«Sì, ho avuto modo di parlare con Jared Isaacman e gli ho chiesto quale sarà il futuro della collaborazione con l’Italia, soprattutto alla luce dei cambiamenti legati al Lunar Gateway. La sua risposta è stata molto chiara: da un lato la Nasa vuole internalizzare alcune attività per accelerare i tempi e aumentare la frequenza dei lanci, dall’altro continua a considerare fondamentali i partner internazionali. L’Europa e l’Italia, in particolare, restano attori chiave in questo scenario».

Quali sono i costi di una missione come questa?

«I costi sono molto elevati. Il programma Artemis ha già raggiunto circa 93 miliardi di dollari in una decina d’anni, e una parte significativa di questa cifra riguarda proprio il sistema di lancio SLS. Attualmente, ogni lancio costa circa 4,2 miliardi di dollari, anche se si tratta di una stima ancora indicativa, visto il numero limitato di missioni effettuate. L’obiettivo della Nasa è aumentare la frequenza dei lanci nei prossimi anni, arrivando a uno ogni sei mesi e addirittura incrementando del 30% nei successivi anni, in modo da ridurre progressivamente i costi e rendere il programma più sostenibile».

In futuro vedremo anche civili sulla Luna?

«Nel breve periodo è difficile immaginarlo. Prima è necessario sviluppare un’economia sostenibile in orbita bassa terrestre, soprattutto con il passaggio dalla Stazione Spaziale Internazionale a quelle commerciali. Quando questo modello sarà consolidato, potremo iniziare a vedere un aumento delle attività private nello spazio. Solo successivamente questo tipo di dinamiche potrà estendersi anche alla Luna. È un processo graduale: prima la scienza, poi l’economia». l

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