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Gli stagionali ai Lidi sono senza casa: servono alloggi e convenzioni

Annarita Bova, Katia Romagnoli
Gli stagionali ai Lidi sono senza casa: servono alloggi e convenzioni

Trovare lavoratori non è già semplice, poi non sanno dove dormire: «In Romagna soluzioni abitative a 10 euro al giorno per posto letto»

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Lidi La richiesta di lavoro è tanta. Così come l’offerta. Ma ai Lidi di Comacchio il problema si pone ad ogni inizio stagione: il personale scarseggia. E non è del tutto vero, come spesso si dice, che i datori di lavori pagano poco: i controlli da parte delle forze dell’ordine non lasciano tanto spazio alla discrezionalità e i contratti, a quanto pare, vengono applicati nella maggior parte dei casi. Che cosa è allora che rende la situazione così difficile? I costi. Il problema, non di poco conto, è che per chi non abita sulla costa e quindi i così detti stagionali che vengono da altri comuni (chi è residente ha generalmente un posto più o meno fisso o è titolare di attività) non sanno dove alloggiare. Affittare un appartamento per tutta la stagione costa tanto, troppo. Ed ecco che non è più “conveniente”, soprattutto per coloro come cuochi o figure specializzate che riescono a trovare comodamente altrove. Oppure per gli addetti alle pulizie che operano per le ditte che già di base non hanno una busta paga particolarmente ricca.

La conferma

«Lo scoglio resta quello degli alloggi. È davvero un problema annoso. A Ferrara una società ha lavorato per reclutare personale da destinare ai Lidi, ma poi è sorta la domanda: dove dormiranno i lavoratori?». È una riflessione aperta a 360 gradi quella che compie Luca Callegarini, presidente della cooperativa degli stabilimenti balneari del Lido Volano, nonché funzionario provinciale di Confesercenti, rispetto ad una problematica che, da anni, investe il settore dell’occupazione ai Lidi. «Se un’impresa deve assumere 5 o 6 dipendenti stagionali senza alloggio, dovrà far fronte alle spese di affitto -spiega Callegarini – accollandosi le relative spese, che possono sfiorare i 6mila euro a stagione. Si tratta certamente di costi aggiuntivi per il datore di lavoro». Se stabilimenti balneari di grandi dimensioni, per ovviare alle difficoltà di reperimento del personale estivo, possono valutare l’opzione “alloggio” per i propri dipendenti, quelli di dimensioni più modeste, non sono in grado di farsi carico di spese di affitto, che si sommano allo stipendio di 1 o 2 dipendenti. «I lavoratori locali, quelli ad esempio che vivono nei territori vicini al mare, preferiscono contratti stagionali più lunghi, ad esempio nel settore manifatturiero – prosegue Callegarini -, dove sono garantiti turni da sei o sette ore, riposi settimanali, mentre in città, gli studenti universitari, per arrotondare, scelgono lavori da baristi o camerieri. Riesce difficile, però, trasferire questi giovani al mare».

Le rinunce

Non sono mancati, in passato, dipendenti che hanno rinunciato a lavori estivi ai Lidi, per la difficoltà di reperire alloggi a prezzi adeguati, svincolati dai tariffari previsti per i vacanzieri che soggiornano nelle seconde case. L’idea avanzata da Callegarini è quella di «recuperare immobili da adibire a prezzo calmierato alle imprese che, oltre a riconoscere lo stipendio ai loro lavoratori, poi coprano anche le spese di affitto». La busta paga di questi lavoratori stagionali risulterà più magra, ma può rappresentare un buon compromesso. Solo per fare un esempio a Riccione, il Comune in collaborazione con Federalberghi, rilancia anche per il 2026 e 2027 l'avviso di manifestazione di interesse rivolto ai proprietari di strutture ricettive alberghiere, per raccogliere la disponibilità a mettere a disposizione alloggi temporanei per i lavoratori stagionali del comparto turistico. L’obiettivo è quello di offrire soluzioni abitative a prezzi calmierati, tra i 10 e i 15 euro al giorno per posto letto, durante la stagione estiva. Che sia un’idea da applicare al volo? 

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