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Visite ed esami appaltati al privato: a Ferrara sanità sempre più fragile

Visite ed esami appaltati al privato: a Ferrara sanità sempre più fragile

Sottoscritti dall’Ausl contratti di fornitura con sei strutture accreditate

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Ferrara C’è un atto che fotografa bene una delle difficoltà più persistenti della sanità ferrarese: la fatica a rispondere da sola, in tempi ragionevoli, alla domanda di visite specialistiche ed esami diagnostici.

Si tratta della determinazione 441 del 1º aprile, adottata dalla direttrice della Uoc Affari Istituzionali, Legali e Assicurativo dell’Azienda Usl, Barbara Paltrinieri, con cui viene preso atto della sottoscrizione dei contratti di fornitura per il 2025 con sei strutture private accreditate, sia provinciali sia extra-provinciali.

Il primo dato che salta all’occhio è temporale: siamo ad aprile 2026, ma i contratti si riferiscono al 2025. Significa che per tutto il 2025 le prestazioni sono state erogate in regime di proroga dei contratti 2024. I nuovi accordi sono stati inviati per la firma solo tra dicembre 2025 e febbraio 2026, e le strutture li hanno controfirmati tra gennaio e marzo. Un ritardo amministrativo che dura ormai da anni e che, da solo, racconta quanto il sistema fatichi a stare al passo con i propri tempi.

Il secondo dato riguarda la geografia delle prestazioni. Delle sei strutture contrattualizzate, tre operano fuori provincia: El.Si.Da., con sede a San Giovanni in Persiceto; Medipass, con poliambulatori a Pieve di Cento, Molinella, San Pietro in Casale, Crevalcore e Casalecchio di Reno; Hesperia Hospital di Modena, quest’ultima limitatamente a prestazioni di endoscopia digestiva. Questo significa che una parte della risposta sanitaria cercata dall’Ausl ferrarese viene trovata oltre i confini provinciali. Va detto che non tutto si sposta fuori. Nel Ferrarese operano Ciemme – con poliambulatori a Mesola, Ferrara (il Poliambulatorio Vitalis) e Sant’Agostino – e la Diagnostica Group, che ha una struttura in via Ravenna 163 a Ferrara.

C’è poi Mtl, che gestisce uno studio odontoiatrico a Mesola. Il quadro è quindi misto. Ma va anche notato che sia Ciemme sia Diagnostica Group hanno sede legale a Bologna: la loro presenza nel Ferrarese è il frutto di una scelta imprenditoriale, non di un radicamento pubblico. L’atto rivela anche un passaggio societario che merita attenzione: nel corso del 2025, Ciemme ha ceduto il ramo d’azienda Vitalis alla Diagnostica Group, operazione formalizzata con determine regionali di agosto 2025. Un cambiamento nella rete dei fornitori che i cittadini probabilmente non hanno nemmeno percepito, ma che modifica la mappa delle strutture su cui il sistema sanitario ferrarese fa affidamento.

Il ricorso alle strutture private accreditate, anche fuori provincia, non è di per sé un’anomalia. L’accordo quadro tra la Regione Emilia-Romagna e l’Anisap (l’associazione delle strutture ambulatoriali private), in vigore per il quadriennio 2022-2025, prevede espressamente che le strutture accreditate si mettano a disposizione delle Ausl per coprire aree territoriali carenti nella specialistica. È un meccanismo ordinario del sistema sanitario regionale, non un’emergenza.

Ma è proprio questa normalità a meritare una riflessione. Se anno dopo anno l’Ausl di Ferrara deve continuare a comprare prestazioni fuori casa per dare risposte ai propri cittadini – e se i contratti arrivano con un ritardo sistematico di oltre un anno – il segnale che emerge non è di emergenza ma di una fragilità strutturale che si è cronicizzata. Il problema non è il ricorso ai privati: è il fatto che questo ricorso resti stabile senza che si costruisca un’alternativa interna.

Dal punto di vista dei cittadini, il ragionamento è ancora più diretto. Le persone non guardano i contratti e non leggono i provvedimenti. Vogliono fare una visita o un esame in tempi accettabili, possibilmente senza spostarsi fuori provincia. Quando il servizio si regge anche su ambulatori del Bolognese o su un ospedale di Modena, il messaggio è chiaro: la rete territoriale ferrarese, per una parte della specialistica e della diagnostica, non è ancora autosufficiente.

In definitiva, la determinazione del 1º aprile racconta una sanità che cerca di non lasciare indietro i pazienti, ma che nel farlo mostra i limiti di un modello che si ripete uguale a sé stesso. Da un lato lo sforzo di garantire comunque una risposta; dall’altro la conferma che, dopo anni, il territorio ferrarese continua ad avere bisogno di una stampella esterna. E la vera domanda non è se il ricorso ai privati sia giusto o sbagliato, ma perché non si riesca ancora a costruire un’offerta pubblica che renda quel ricorso meno necessario. 

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