Allarme alcol tra i giovani: a Ferrara abusi raddoppiati in dieci anni
Alto consumo in poco tempo, cresce anche il “binge drinking”
Ferrara Alcol e socialità. Un binomio inossidabile per molte persone spesso giovani o giovanissime che, da piccolo “sgarro”, può trasformarsi in dipendenza patologica. Purtroppo in alcuni casi, l’ubriachezza può sfociare in violenza e tragedia come accaduto negli scorsi giorni a Massa Carrara dove un uomo di 47 anni è stato picchiato a morte da giovani in visibile stato d’ebrezza.
I numeri
Anche il Ferrarese non è immune al fenomeno dell’abuso alcolico e i numeri dell’Ausl e del suo osservatorio sulle dipendenze lo certificano: nel 2025 i giovani dai 18 ai 29 anni che hanno problemi cronici di alcool sono passati dal 4,7% del 2015 al 10% nel 2025. In generale gli utenti che si sono rivolti ai centri alcologici per seguire un trattamento, nel 2025 sono stati 391, dei quali 84 nuovi pazienti con un tasso di incidenza di 4, 0 ogni 10mila residenti. Si tratta di un’utenza in prevalenza maschile (maschi 68,3%; femmine 31, 7%), con un’età media di 48,3 anni (maschi 48,8; femmine 47,2). La fascia di età maggiormente rappresentata va dai 45 ai 64 anni (61%).
Altri numeri arrivano anche dallo Studio Espad (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs) condotto sui ragazzi frequentanti le scuole superiori italiane. È emerso come l’alcool resti un elemento centrale per la socialità giovanile del 76% degli studenti.
Tra i ragazzi di età tra i 14 ed i 24 è sempre più diffuso anche il fenomeno del “binge drinking” ovvero l’assunzione di ingenti quantità di alcolici in poco tempo. In particolare questo comportamento dannoso e sconsiderato è in aumento tra le ragazze, spesso anche a digiuno.
Gli esperti
«La prevenzione dell’alcol e delle altre sostanze – sottolinea il direttore dell’Unità Operativa SerD, Michele Pavanati – si sviluppa in modo trasversale nei diversi contesti di vita: nel mondo della notte, nelle situazioni di prossimità e nelle scuole. Gli interventi sono realizzati in co-progettazione con la Regione Emilia-Romagna, le istituzioni provinciali, gli enti territoriali e i Dipartimenti aziendali, con l’obiettivo di promuovere comportamenti consapevoli e ridurre i rischi legati all’abuso. I modelli di intervento – prosegue Pavanati – si sono progressivamente orientati verso approcci partecipativi, che stimolano analisi, confronto e costruzione attiva del sapere. In questa prospettiva sono stati sviluppati laboratori multidisciplinari rivolti a scuole e cittadinanza, con il coinvolgimento anche di figure del mondo artistico e culturale. Questo in quanto mettere al centro la persona, il suo contesto e la narrazione delle esperienze permette di favorire l’espressione emotiva, ridurre l’isolamento e rafforzare il benessere psicologico».
«La prevenzione – conclude Pavanati – non si limita quindi alla trasmissione di informazioni sui rischi dell’alcol, ma diventa un percorso educativo e culturale che promuove responsabilità, consapevolezza e capacità critica, nel rispetto delle differenze di genere, cultura e condizioni socio-economiche».
«Stiamo osservando – commenta la dottoressa Elisa Massimo, psicologa e coordinatrice dell’Unità di Strada del SerDP – un avvicinamento sempre più precoce ai comportamenti a rischio, elemento che ci pone nelle condizioni di ripensare modalità e tempi di intervento. In questo scenario diventa fondamentale sviluppare una capacità di lettura attenta dei bisogni dei giovani, spesso non esplicitati ma riconoscibili attraverso segnali di disagio e difficoltà relazionali. Diventa quindi importante incontrare i giovani nei loro contesti quotidiani e utilizzare ascolto e fiducia come strumenti per cogliere precocemente i loro bisogni e promuovere benessere».
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