La Nuova Ferrara

Ferrara

Il fatto

Ferrara, studentessa “denudata” con l’intelligenza artificiale. Le foto fanno il giro dei gruppi Whatsapp e Telegram

Daniele Oppo
Ferrara, studentessa “denudata” con l’intelligenza artificiale. Le foto fanno il giro dei gruppi Whatsapp e Telegram

I responsabili hanno preso le immagini dal profilo Instagram della giovane, per poi alterarle con l’IA. La Polizia di Stato li ha scoperti e denunciati

2 MINUTI DI LETTURA





Ferrara Hanno preso una sua foto dal profilo Instagram, l’hanno manipolata con strumenti di intelligenza artificiale e poi l’hanno fatta circolare nelle chat della scuola, su Telegram e WhatsApp. È la vicenda emersa in un istituto della provincia di Ferrara e sulla quale la Polizia di Stato ha avviato accertamenti che hanno portato alla denuncia di quattro studenti, tutti maggiorenni, ritenuti responsabili della diffusione illecita di immagini alterate ai danni della ragazza.

Denudata con l’intelligenza artificiale

Secondo quanto ricostruito dalla Questura, tutto è partito da una segnalazione arrivata agli operatori dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico. Gli investigatori avrebbero accertato che l’immagine della ragazza era stata prelevata dal suo profilo social su Instagram e successivamente modificata con l’uso dell’intelligenza artificiale per farla apparire nuda, in una versione falsa e lesiva della sua dignità. Da lì, la diffusione su gruppi WhatsApp e Telegram. L’attività investigativa che ha permesso di risalire agli autori della condotta e di segnalarli all’autorità giudiziaria.

I deepfake

La vicenda ferrarese riporta sotto i riflettori un fenomeno sempre più insidioso: l’uso dell’intelligenza artificiale per creare immagini false ma verosimili (deepfake) partendo da una fotografia autentica. Non servono più competenze tecniche elevate né strumenti professionali: bastano pochi materiali reperibili online per costruire contenuti capaci di danneggiare reputazione, relazioni e tenuta psicologica della vittima.

Un’indagine recente del Tech Transparency Project ha individuato decine di applicazioni per smartphone per denudare le persone. Già nel 2022 Europol aveva segnalato che i deepfake rappresentano una sfida concreta per le forze dell’ordine, anche per la rapidità con cui questi contenuti possono essere prodotti e diffusi. Anche l’Unicef, in un rapporto diffuso nel 2026, ha parlato di una minaccia crescente per i minori nel contesto digitale. Il punto più delicato è proprio questo: l’immagine manipolata, pur essendo falsa, può apparire credibile a chi la riceve. E quando finisce nelle chat, rimbalza in pochi minuti, moltiplicando l’umiliazione e rendendo difficile arginare il danno. Il Garante per la protezione dei dati personali ha richiamato l’attenzione sui servizi che consentono di alterare volti e corpi senza consenso, avvertendo delle potenziali gravi violazioni della privacy e dei diritti fondamentali delle persone coinvolte.

Per questo la Polizia insiste sulla prevenzione e sulla necessità di intervenire subito, soprattutto quando episodi del genere maturano in ambienti giovanili. La Questura sottolinea l’importanza della collaborazione tra istituzioni, famiglie e comunità educante.

© RIPRODUZIONE RISERVATA