La Nuova Ferrara

Ferrara

Lavoro

Petrolchimico di Ferrara a rischio, Landini incalza il Governo

Fabio Terminali
Petrolchimico di Ferrara a rischio, Landini incalza il Governo

Landini scrive a Urso: «Caro ministro, qui è in gioco la tenuta industriale dell’Italia»

3 MINUTI DI LETTURA





Ferrara «Qui non è in gioco solo il destino di alcuni stabilimenti, ma la tenuta industriale dell’Italia. Ministro, il quadro che emerge è netto: mentre l’Europa discute di autonomia strategica e difesa delle filiere industriali, l’Italia procede in direzione opposta. Attendiamo una risposta chiara». È un documento molto duro quello inviato dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini ad Adolfo Urso. Il tema è «la dismissione della chimica di base», uno spettro che riguarda da vicino Ferrara, perché quello che il sindacato paventa è «un effetto domino su Ferrara, Ravenna e Mantova» in seguito alla chiusura degli impianti di cracking di Priolo e Brindisi, dove viene distillato il petrolio, legati a doppio filo con il triangolo petrolchimico della Pianura Padana, che coinvolge un totale di oltre 20mila lavoratori diretti e dell’indotto.

Landini, assieme al segretario generale della Filctem Cgil Marco Falcinelli, nella lettera recapitata al ministro Urso sostiene che «non è più rinviabile» una presa di «posizione chiara» sul caso di Versalis, società di Eni impegnata nello sviluppo della chimica verde. I sindacalisti fanno riferimento a un protocollo firmato il 10 marzo 2025 tra Eni e il ministro delle Imprese e del Made in Italy. Un documento, secondo Landini e Falcinelli, «che sancisce, nei fatti, la dismissione della chimica di base nel nostro paese, affermando che tali produzioni non sarebbero più sostenibili in Europa. Pochi giorni dopo – e qui i due si rivolgono direttamente a Urso – , ha sottoscritto insieme ad altri paesi europei un non-paper che indica esattamente l’opposto: la chimica di base come settore strategico da difendere e rilanciare. Oggi, a distanza di mesi, non solo questa contraddizione non è stata chiarita, ma gli eventi recenti la rendono ancora più grave».

«La crisi geopolitica in Medio Oriente e le tensioni con l’Iran – sostengono Landini e Falcinelli – stanno dimostrando in modo inequivocabile quanto sia pericoloso dipendere dall’estero per materie prime e intermedi chimici fondamentali. In questo contesto, la scelta di smantellare la capacità produttiva nazionale non è solo industrialmente miope: è strategicamente irresponsabile». Dalla Cgil si aggiunge «un ulteriore elemento di estrema gravità: la prossima scadenza dell’accordo – che non abbiamo sottoscritto – che prevede la chiusura dell’impianto di polietilene di Brindisi». Poi un fuoco di fila di domande dirette al ministro, una su tutte rimbomba: «È consapevole dell’impatto occupazionale di queste scelte, non solo per i lavoratori diretti ma per l’intero sistema degli appalti e dell’indotto, che continua a non avere alcuna garanzia concreta?».

Il polo chimico di Ferrara è in attesa di risposte. Qui si punta sul revamping che tocca la sfera dell’efficientamento energetico: vale a dire l’ambizioso progetto di riuso della risorsa idrica per ridurre del 95% il prelievo di acqua del Po per uso industriale, attingendo a quelle del depuratore di via Gramicia per un costo sui 20 milioni di euro (almeno). Poi il veicolo della Zls, la zona logistica semplificata con al centro una serie di agevolazioni fiscali che potrebbero attrarre investitori. Ma senza una visione a livello nazionale, sarà molto complicato venirne fuori. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA