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Comacchio, minacce per pagare i debiti di gioco: condanna ma niente estorsione

Comacchio, minacce per pagare i debiti di gioco: condanna ma niente estorsione

Ridimensionata l’accusa, due anni di reclusione e multa

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Comacchio Il Tribunale ha “sposato” la linea della difesa: non estorsione ma un reato molto meno grave, quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Per questo per Giuseppe Esposito è arrivata una condanna di molto inferiore rispetto a quella richiesta dalla Procura: due anni di reclusione e 2.700 euro di multa. Il pm Alberto Savino ne aveva chiesto cinque, di anni di reclusione.

Esposito, 50 anni, difeso dall’avvocato Marco Faveri, era finito a processo con l’accusa di estorsione e di spaccio di stupefacenti, per 14 episodi di cessione di cocaina.

L’estorsione ipotizzata dalla procura era relativa alle minacce subite da una donna – deceduta nel frattempo – affinché restituisse ogni centesimo dell’ingentissimo debito di gioco che aveva maturato con un altro uomo, un comacchiese che, non riuscendo a riottenere il dovuto, aveva “ceduto” all’imputato la riscossione.

I fatti sono tutti del 2019. Da quanto emerso in sede d’indagine – frutto dell’operazione “Casinò” condotta dai carabinieri lagunari su un giro di gioco ed estorsioni – Esposito si sarebbe rivolto alla donna senza andare molto per il sottile, chiedendole di pagare il suo debito.

«Da oggi il debito lei ce l’ha con me – le avrebbe detto –. Io non metto la corda al collo a nessuno, però lei i soldi me li deve dare».

A ciò avrebbe aggiunto pesantissime minacce: di farle del male, di ammazzarla, di mutilarla, di violentare lei e sua figlia.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la donna aveva maturato un debito di gioco enorme, circa 30mila euro. Dopo averne restituito al primo creditore una parte in piccole rate e con delle cambiali (una da oltre 7mila euro) sarebbe stata contattata da Esposito per informarla che il debito – lievitato a 60mila euro nel frattempo – lo aveva con lui e che aveva tutta l’intenzione di riscuoterlo. La donna fece un primo, parziale pagamento prima che i carabinieri mettessero fine a tutto.

Sugli episodi di spaccio, non c’era invece stata contestazione da parte delle difese che si sono man mano succedute nel corso del procedimento.

«Sono soddisfatto – commenta l’avvocato Faveri –. È stata accolta mia difesa, ora valutiamo cosa fare una volta lette le motivazioni».

La giudice Valentina Camurri ha stabilito in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni. 


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