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Il caso

Occhiobello, manifesti elettorali alterati dal rivale: indagato anche un assessore comunale

Daniele Oppo
Occhiobello, manifesti elettorali alterati dal rivale: indagato anche un assessore comunale

Ipotesi di attentato contro i diritti politici dei cittadini

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Occhiobello Attentati contro diritti politici del cittadino. Un reato che non si vede spesso e che punisce chi “con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà”. È il reato per il quale è indagato, in concorso con un altro politico, il consigliere comunale e assessore alla Sicurezza di Occhiobello Marcello Cauduro, di origine ferrarese.

La Procura rodigina ha da poco concluso le indagini preliminari a carico di Cauduro – consigliere in quota Lega – e Fabio Benetti, da poco eletto consigliere regionale di Fratelli d’Italia. La persona offesa è un collega di partito di quest’ultimo, Mattia Moretto, presidente del Consiglio comunale di Rovigo, sconfitto per una manciata di voti alle regionali, proprio da Benetti.

Secondo l’ipotesi accusatoria – da quanto emerge in una note diffusa dalla procuratrice Manuela Fasolato –, nel novembre del 2025 Benetti avrebbe provveduto ad alterare i manifesti elettorali di Moretto affissi in diverse località rodigine, piazzando dei simboli del Pd sopra quello di Fratelli d’Italia. In questo modo avrebbe alterato la percezione degli elettori in merito all’appartenenza politica del candidato. A produrgli quei loghi del Pd, con le dimensioni studiate appositamente, sarebbe stato proprio Cauduro, titolare di una tipografia a Santa Maria Maddalena.

Le indagini, originate da denuncia della persona offesa, sono state delegate ai carabinieri di Adria, alla Digos di Rovigo e alla Polizia postale di Rovigo che hanno eseguito perquisizioni, anche informatiche, sequestri di materiale pertinente ai reati, tra cui anche materiale informatico (cellulare, pc), acquisizione di manifesti elettorali manipolati, hanno ascoltato persone informate sui fatti e acquisito le immagini di telecamere stradali.

I due indagati, scrive ancora la Procura, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.