Ferrara, morte dopo l’operazione: indagine per depistaggio
La Procura chiede il rinvio a giudizio per quattro medici
Ferrara La Procura di Ferrara ha chiesto il rinvio a giudizio di quattro medici in relazione ai decessi di due pazienti, avvenuti all’ospedale Sant’Anna di Cona tra il 27 e il 28 luglio 2023, dopo interventi di chirurgia oculistica. Nove sanitari risultano inoltre indagati per depistaggio, in relazione a quanto avvenuto nelle ore e nei giorni successivi alle morti e ai ritardi nelle comunicazioni alla Procura. L’udienza per il primo vaglio delle accuse davanti al giudice dell’udienza preliminare non è ancora stata fissata.
L’inchiesta riguarda l’ipotesi di reato di cooperazione in omicidio colposo ed è relativa alla morte di Mara Cremonini (70 anni, di San Pietro in Casale) e Gabriella Cimatti (81 anni, di Forlì), entrambe sottoposte a un intervento complesso per un melanoma oculare. Secondo la consulenza medico-legale disposta dal pubblico ministero Andrea Maggioni, le due donne sarebbero decedute a seguito dell’ingresso nel circolo sanguigno del perfluorottano (Pfo), una sostanza utilizzata in chirurgia oculistica per il tamponamento della camera vitrea. Il passaggio del Pfo dallo stato liquido a quello gassoso avrebbe provocato, in entrambi i casi, una embolia polmonare gassosa risultata fatale.
Secondo le conclusioni investigative del pm, le due équipe chirurgiche, entrambe guidate dallo stesso chirurgo principale, non avrebbero rispettato le buone pratiche clinico-assistenziali e non avrebbero impedito la fuoriuscita del Pfo, mancando di adottare sistemi adeguati di contenimento del sistema venoso. Al chirurgo principale viene inoltre contestata la scelta di una tecnica ritenuta più rischiosa pur in presenza di alternative. L’accusa ipotizza anche una carenza di coordinamento e di controllo intraoperatorio.
Per altri 18 sanitari inizialmente iscritti nel registro degli indagati, la Procura ha chiesto l’archiviazione. Accanto al procedimento per omicidio colposo, è stata avviata anche un’indagine per depistaggio che coinvolge nove persone, tra dirigenti medici, figure aziendali e tecnici. Secondo l’accusa, si tratta di soggetti che parteciparono a un briefing successivo ai due decessi ravvicinati e decisero di procedere alle autopsie e alla bonifica delle sale operatorie, effettuando anche controlli sulla strumentazione utilizzata, senza informare preventivamente la Procura. Il pubblico ministero di turno sarebbe stato avvisato solo in un secondo momento, da una dipendente del Sant’Anna.
In un caso, la Squadra mobile di Ferrara dovette intervenire per interrompere i funerali, già in corso, al fine di preservare la salma destinata alla cremazione. Secondo la ricostruzione investigativa, l’azienda ospedaliera aveva inizialmente ritenuto che non vi fosse nulla da segnalare all’autorità giudiziaria.
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