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Da Copparo alla Florida, l’architetto Matteo: «Qui ho trovato la mia vita»

Franco Corli
Da Copparo alla Florida, l’architetto Matteo: «Qui ho trovato la mia vita»

Originario di Brazzolo, ha studiato al Dosso Dossi di Ferrara. Minzoni racconta traguardi e progetti

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Brazzolo Come la passione per l’arte e l’architettura col design può far lasciare il paese natio, per affermarsi nella professione all’estero, tra Asia e Nord America. Ma mantenendo tuttavia un forte legame affettivo con la propria terra d’origine. È l’esempio dell’architetto Matteo Minzoni, 45 anni, originario di Brazzolo, laureato all’Università di Ferrara, dopo gli studi all’istituto d’arte Dosso Dossi. Minzoni dal 2016 vive a lavora negli Stati Uniti, in Florida, e ora ha un proprio studio ma ha lavorato per alcuni anni a Hong Kong. Classico esempio di talento italiano all’estero.

Lo abbiamo raggiunto al telefono. La sua è una significativa testimonianza di vita oltre che di lavoro: «A Brazzolo – inizia Matteo – ho vissuto coi miei bravi genitori in via Lanternazza –. Papà Valentino e mamma Enrica, lei nata a Monestirolo. Due brave persone, anch’essa studentessa al Dosso Dossi, mi ha inculcato l’amore per l’arte».

«Dopo la laurea, prima al Dosso Dossi era nato un forte rapporto con il docente Taglietti, che è anche un grande scenografo. Io dopo l’università avevo trovato un buon lavoro alla Coperion, azienda tedesco-italiana a Ferrara –. Taglietti mi stimolò a mettere a frutto la mia base nel campo dell’architettura, sfruttando anche la conoscenza di un’altra ferrarese che vive negli Usa, Barbara Stella. Grazie anche a questo sono stato fortunato, preceduto da altri viaggi (dopo la grande crisi generale nel 2012) e sono arrivato quindi a West Palm Beach Garden, in Florida, dal 2016 col primo visto di lavoro Hib dove vivo e lavoro in progetti di design per interni: lavorando per alcuni anni per Bilkey Llinas Design, con uffici qui oltre che ad Hong Kong, dove ho lavorato per alcuni anni. Ho viaggiato molto – dice ancora il nostro protagonista – e ho viaggiato in varie metropoli della Cina. Sempre in Asia ho conosciuto la mia futura moglie giapponese, Tomoko Okugawa, di Osaka. Che poi è venuta anch’essa negli Usa, abbiamo avuto la Green Card (non sempre veloce da ottenere) dopo il matrimonio, e dopo un corso universitario, oggi fa la commercialista».

Finita l’esperienza con questa società (ridimensionata dopo la grave crisi del Covid) Minzoni ha lavorato anche con Bartholomew &Partner. Smith Architectural Group, Spina O’Rourke – spiega tra altri numerosi episodi di vita – e ancora Tom Sheerer Design. «Ora ho uno studio in proprio, lavoro un modo autonomo con vari clienti anche importanti»

E conclude con un desiderio per il futuro: «Negli Usa ho trovato lavoro, si guadagna bene, ho un matrimonio felice, ho chiesto la cittadinanza; ho una gratitudine perché mi hanno accolto bene. Ma amo sempre l’Italia, la sua grande arte: i giganti che vi ha espresso. E l’umanità in tante persone, l’ottima cucina, ovvio, aziende capaci: ci torno spesso. Ma in futuro vorrei tornare in modo stabile. Pur con i tanti difetti, in primo luogo un certo autolesionismo nel non riconoscere merito e talento, quando ci sono...». 

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