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Le parole che ancora mancano

Davide Berti
Le parole che ancora mancano

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In un Paese dove le dimissioni in politica non vanno di moda, il gesto dell’assessora Francesca Savini sembra quasi una scelta epocale. Ci ha messo cinque giorni, ma almeno ha evitato di sottoporsi al circo massimo del gioco delle parti. Ha deciso non appena la notizia è diventata pubblica, certo, ma almeno ha deciso. Quello che in questa vicenda, per fortuna senza conseguenze fisiche per le persone, non va perso di vista è il ruolo del sindaco. Secondo il Testo Unico degli Enti Locali, il primo cittadino è considerato la massima autorità sanitaria del territorio. Ecco perché, al di là di tirare in ballo una privacy che in questo contesto c’entra ben poco, ci saremmo aspettati da Alan Fabbri qualche parola su cosa significa mettersi alla guida quando si diventa un pericolo per se stessi e per gli altri. È la prima cosa che ci insegnano.

Prima di parlare di Darsena e di continuità nei progetti, ci sarebbe piaciuto sentire anche le sue considerazioni sul perché quella sera non si siano cercate altre soluzioni per la guida, le stesse che le autorità promuovono con le campagne di prevenzione. Sarebbe stato un bel messaggio evidenziare i rischi, cercando di trasformare un fatto grave - anche politicamente - in un episodio che sia da esempio costruttivo.

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