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L’indagine

Dati sensibili rubati ai vip e rivenduti: 10 arresti. Il capo è un ferrarese

Dati sensibili rubati ai vip e rivenduti: 10 arresti. Il capo è un ferrarese

Arrestato un imprenditore di 47 anni. Secondo gli inquirenti era al vertice della banda

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Ferrara C’è un imprenditore ferrarese di 47 anni ai vertici del sodalizio criminale che, sfruttando la conoscenza di poliziotti infedeli, raccoglieva dati sensibili di calciatori, attori, cantanti e imprenditori attraverso accessi abusivi alle banche dati e poi rivenduti ad agenzie investigative private. È lo scenario scoperto dalla Procura di Napoli grazie alle indagini svolte dalla Squadra mobile e culminate ieri nell’esecuzione di 29 misure cautelari (la custodia in carcere nei confronti di 4 indagati, tra cui l’imprenditore ferrarese, gli arresti domiciliari nei confronti di 6 indagati e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di 19 indagati). I destinatari dell’ordinanza, tra i quali figurano appartenenti alle varie forze di polizia, devono rispondere a vario titolo dei reati di associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.

Un’organizzazione nella quale, secondo gli inquirenti, l’imprenditore ferrarese - che detiene il 35% del capitale sociale di un’agenzia di investigazioni - ricopriva un ruolo di primissimo piano, «capo e promotore del sodalizio, occupandosi di delineare le strategie operative e di dirigere l’attività di procacciamento e gestione delle attività illecite, programmandole, delineandone le modalità di esecuzione e fornendo agli associati idonee direttive e indicazioni finalizzate al buon esito delle operazioni delittuose».

Tra le vittime ci sono anche personaggi dello spettacolo, della finanza e dell’imprenditoria, calciatori ed ex calciatori, oltre a diverse società per azioni. I dati oggetto della compravendita erano relativi ai precedenti penali e di polizia, i dati fiscali, retributivi e contributivi e bancari, che andavano a costituire dei “pacchetti” ceduti da poliziotti infedeli a esponenti dell’organizzazione criminale i quali, a loro volta, li rivendevano a società e soggetti interessati.

Oltre un milione e mezzo gli accessi abusivi scoperti, con tanto di tariffario: l’accertamento più costoso era quello in banca dati Sdi, per il quale i pubblici ufficiali ricevevano 25 euro, mentre per accertamenti Inps il costo variava dai 6 agli 11 euro. All’organizzazione appartenevano anche dipendenti Inps e dell’Agenzia delle Entrate e due direttori di filiali di Poste Italiane. «Scavavano nella vita privata, lavorativa e di relazione» delle vittime, ha spiegato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. I dati venivano richiesti da società di investigazione con sedi in tutto il territorio italiano. Sono 10 le società all’attenzione della Procura partenopea, molte con sedi al Nord. Nel corso delle operazioni è stato trovato e posto sotto sequestro un server «all’interno del quale – ha sottolineato Gratteri – riteniamo ci sia più di un milione di dati». Tra gli indagati (non destinatario di misura cautelare) compare anche Giuliano Schiano, appuntato scelto della Finanza in servizio alla Direzione investigativa antimafia di Lecce, già coinvolto nell’inchiesta della Procura di Milano sulla società Equalize. 

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