Ferrara, parla una vittima di phishing: «Dopo la truffa, ansia e solitudine»
Emanuele, vent’anni e 15mila euro svaniti. Porte chiuse per il rimborso
Ferrara I lividi che una truffa lascia nell’animo di chi la subisce va ben oltre il danno economico. Lo sa bene Emanuele, un giovane caduto nell’abile trappola di due persone senza scrupoli che sono riuscite a spacciarsi per operatori di Poste Italiane per svuotargli il conto. Era il 2022 ed Emanuele, all’epoca ventenne, aveva messo da parte 15mila euro dopo aver lavorato per un anno con un contratto a tempo determinato, mentre procedeva con gli studi. E in un attimo i suoi sacrifici sono stati inghiottiti da un caso di “phishing”.
Episodi più volte riportati dalle cronache, ma Emanuele ha voluto rendere pubblica la sua storia per raccontare ciò che resta non detto, ovvero il “dopo”, gli sforzi ( finora vani) per cercare di recuperare le somme, ma soprattutto la ferita che un’esperienza del genere provoca anche in una persona molto giovane: «Ritrovarsi a quell’età privati improvvisamente di una cifra così importante, accumulata con sacrifici, è stato un vero e proprio trauma – spiega – All’epoca dell’accaduto sono rimasto profondamente scosso. Nei mesi e negli anni successivi, questo episodio mi ha logorato dentro, provocandomi uno stato di forte depressione, un senso costante di impotenza di fronte al silenzio delle istituzioni e un’ansia persistente legata al mio futuro economico. Ci si sente incredibilmente vulnerabili, violati nella propria quotidianità e, purtroppo, spesso anche giudicati o abbandonati a se stessi».
L’incubo per Emanuele comincia nell’ottobre 2022 quando riceve un sms proveniente dal canale di messaggistica ufficiale di Poste Italiane (dove in passato aveva ricevuto altre comunicazioni genuine) che lo informava che il suo conto risultava a rischio a causa di un’intrusione. Seguivano le istruzioni per mettere il conto al sicuro, tramite un link che rimandava al sito di Poste Italiane, o meglio a una riuscitissima imitazione. Il ragazzo inserisce solo nome, cognome e codice fiscale e poi viene contattato direttamente da un finto operatore: «Utilizzava un linguaggio tecnico, e risultava veramente credibile. In più, mi aveva prospettato la situazione come urgente, mettendomi in allarme e inducendomi ad agire in fretta». Seguendo le indicazioni (con tanto di autenticazioni e codici di sicurezza), Emanuele effettua due operazioni di trasferimento di denaro, convinto di metterli al sicuro, e che invece finiscono nelle tasche dei truffatori. Al giovane viene pure fissato un appuntamento in filiale per perfezionare le pratiche per il nuovo conto, ed è in quel momento, di fronte a veri operatori, che scopre di essere stato ingannato e derubato.
Disperato, Emanuele ha sporto denuncia alla Polizia postale, e intanto si è rivolto al Movimento consumatori per cercare di recuperare i suoi soldi attraverso un ricorso a Poste Italiane. Tutto inutile. Poste Italiane ha respinto la richiesta di rimborso sostenendo che le operazioni di addebito erano state eseguite dallo stesso correntista, e che il guaio in sostanza era imputabile alla sua ingenuità. Secondo la controparte, invece, si è trattato di un caso di phishing particolarmente sofisticato e insidioso, e l’azienda inoltre non avrebbe adempiuto all’obbligo di legge di “assicurare che i dispositivi che consentono l’utilizzo di uno strumento di pagamento non siano accessibili a soggetti diversi dal soggetto legittimato a usare lo strumento medesimo”. Da qui la decisione di tentare con l’Arbitro Bancario Finanziario, ma anche qui senza esito.
L’unica strada ancora aperta è quella del procedimento penale. Le indagini della Polizia postale hanno consentito di risalire ai presunti responsabili: una donna di 49 anni e un uomo di 50, imputati del reato do truffa. Il processo, in cui Emanuele assistito dall’avvocato Flavio Cattabriga, si costituirà parte civile.
«Per anni - afferma Emanuele – non ho ricevuto aggiornamenti sul procedimento. Solo recentemente sono stato informato dell’avvio del processo: il procedimento, nato presso la Procura di Bologna e fissato davanti al Tribunale di Ferrara, riguarda persone oggi imputate nel relativo procedimento penale. Al di là dell’esito del processo - conclude – credo possa essere utile raccontare cosa significa per una vittima affrontare una truffa digitale, i tempi della giustizia e le difficoltà nel tentare di recuperare le somme perse».
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