Femmincidio a Ferrara, la vicina: «L’avevo implorata di andar via»
Donna uccisa al Barco, fermato il marito violento. I litigi erano frequenti, lui pervaso dalla gelosia
Ferrara «L'avevo avvisata, “vai da tua mamma” le avevo detto». Gloria Grandi conosceva bene Samanta Zironi e Vladimiro Lombardi e, come altri residenti della palazzina Acer al civico 25 di via Gatti Casazza, racconta di una convivenza segnata da tensioni e litigi frequenti. Più volte, riferisce, aveva chiamato i carabinieri dopo aver sentito urla provenire dall’appartamento. «Con un’altra vicina l’abbiamo implorata: “Vai via!”. Per non andare si è giocata la vita. Quando ho visto la polizia ho immaginato, ma pensavo a delle botte», dice incontrando i giornalisti all’ingresso dello stabile.
Le voci
Secondo quanto riferiscono diversi vicini, le discussioni tra i due erano ricorrenti. «La mattina precedente stavano litigando e gli ho detto “adesso se non la smettete chiamo i carabinieri”. Tante volte chiamavo i carabinieri, ormai suonavano a casa mia», prosegue Grandi.
Più testimonianze raccolte nello stabile descrivono una relazione caratterizzata da conflittualità costante e, secondo il racconto dei residenti, anche da episodi di aggressività.
«Litigavano tutti i giorni – dice la signora –. Un giorno ha quasi buttato giù la porta di casa. Lei l’ho vista con la faccia nera, piena di lividi, ma non ha mai fatto denunce serie. Dopo l’ultima volta, aveva promesso di denunciarlo. Non ha fatto in tempo».
L’episodio della porta viene ricordato anche da un’altra vicina, che in quell’occasione aveva allertato le forze dell’ordine: «Solitamente loro urlavano – racconta –. Lei una mattina gridava aiuto e ho chiamato i carabinieri perché lui dava i pugni alla porta».
Nel palazzo, il delitto viene vissuto come uno shock, pur inserito, secondo le parole dei residenti, in un contesto di tensioni già noto, fatto di rumori improvvisi, porte sbattute e richiami nel cuore della notte. La sera precedente nessuno riferisce di aver sentito litigi, nemmeno gli inquilini degli altri appartamenti del primo piano. La signora Grandi ricorda però di aver avvertito un tonfo nella tarda mattinata, «verso mezzogiorno o mezzogiorno e mezza», senza poterlo collegare con certezza a quanto accaduto.
La situazione è apparsa chiara ai vicini solo con l’arrivo dei soccorsi, tra le 3 e le 4 del mattino di sabato: ambulanza e automedica del 118, le pattuglie della polizia, inizialmente anche i carabinieri, quindi la polizia scientifica e il mezzo delle onoranze funebri. Lombardi è stato portato via dagli agenti.
«Mi sono svegliato verso le 4 del mattino e ho visto tante macchine, polizia, carabinieri, ambulanza, poi è arrivata la polizia scientifica», racconta un dirimpettaio che sostiene anche di aver assistito all’uscita di Lombardi dallo stabile, insieme ai poliziotti. «Diceva che non era stato lui, che era andato in bagno e l'aveva trovata così», racconta. Le testimonianze dei residenti passeranno probabilmente al vaglio degli investigatori.
Segnalazioni
Secondo quanto risulta da fonti investigative, nel tempo ci sarebbero stati ripetuti interventi delle forze dell’ordine nell’appartamento, a seguito di segnalazioni per liti e richieste di aiuto. Dalle prime verifiche, invece, non risultano denunce formali presentate dalla donna, un elemento confermato dai primi riscontri e su cui proseguono gli approfondimenti. «Non lo ha mai denunciato – dicono una vicina e un dirimpettaio –, lei era completamente succube di lui».
Una percezione diffusa tra chi vive nello stabile, che resta affidata alle testimonianze e dovrà essere valutata alla luce degli elementi raccolti dagli inquirenti. «Aveva promesso di denunciarlo», aggiunge la signora Grandi. Le indagini sono in corso per ricostruire con precisione la dinamica del delitto e chiarire il contesto in cui è maturato, anche alla luce degli interventi già effettuati in passato nell’abitazione.
Il precedente
Se confermato come tale, quello in questione è il secondo femminicidio avvenuto in pochi anni nel quartiere Barco e all’interno di una residenza Acer. Il 25 febbraio del 2023, infatti, Sandro Biondi uccise la madre Maria Luisa Sassoli nel piccolo appartamento Acer di via Argante, dove vivevano insieme. Per quell’omicidio – ancora non era previsto lo specifico reato di femminicidio – l’uomo venne condannato in primo grado a 22 anni di reclusione, pena poi ridotta in appello a 18 anni.
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