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Vasco a Ferrara, alla scoperta del Bassani Park: l’area dello show si svela

Francesco Dondi
Vasco a Ferrara, alla scoperta del Bassani Park: l’area dello show si svela

Le maestranze sono all’opera per allestire un’area da 60mila persone a sera. Spazi dedicati, ordine maniacale e tutti si muovono all’unisono intorno al palco

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Ferrara La sensazione di entrare al parco Urbano, per quella che può essere descritta come una visita guidata fuori dai canoni dell’istituzionalità, è quella di un contesto che trasmette serenità e precisa organizzazione. C’è chi fa jogging - al contrario di quanto avvenne con Springsteen questa volta la scelta è di andare a chiudere le zone a piccoli passi - chi passeggia, chi gioca a calcio; sullo sfondo però ci sono centinaia di maestranze che si danno il cambio, ognuno sa cosa fare, è un gigantesco formicaio dove ogni specialista ha un piccolo, ma determinante ambito di intervento. «Lì entra il Pit 3 - spiega Matteo che ormai di questo Bassani conosce ogni segreto, lui che ha fotografato anche una gazza albina e ogni giorno si fa stupire dalla bellezza del contesto - La gente passerà da quel ponticello creato apposta. Lì invece c’è lo spazio per l’accesso al Pit 2». Federico fa le foto, la sua macchina immortala un microcosmo che ogni giorno cambia, anzi ogni ora si modifica tra gazebo, transenne (ci sono quasi 7 chilometri di recinzioni per tutelare gli ambienti più protetti, compreso il laghetto), spazi che sorgono, torri faro, antenne e sua maestà il palco. Immenso, affascinante anche visto da dietro, dal backstage dove c’è la regia delle maestranze e dove da ieri ha aperto anche una mensa per permettere di fermarsi, rifocillarsi e tornare subito sul campo perché il tempo stringe.

Il tutto curato da Kafè Bacchelli, ormai il quartier generale della macchina di Vasco Rossi. «Ecco, da lì entra soltanto il Pit 1», ribadisce Matteo mentre ripercorre la strada che da via Canapa porta verso il parco. E la mente immagina migliaia di fans che si mettono in fila nelle corsie e dopo i controlli si lasciano andare ad una corsa liberatoria per prendersi il posto più bello che c’è. Anzi, a dire il vero è il Bassani il posto più bello che c’è per fare un concerto del genere. Sullo sfondo la Casa del Boia, che accoglierà il Gos - i registi della sicurezza, quelli collegati a centinaia di telecamere sparse tra parco e zone limitrofe - tutto intorno alberi, verde, ombra anche per chi vorrà farsi un po’ da parte, senza rimanere nella bolgia dei tre pit. L’area ristoro accoglierà attività del territorio, ci sarà modo di dissetarsi, di bere una birra contro la canicola e non si contano le distese di servizi chimici che verranno posizionate alla portata di tutti. Là in fondo, verso la piscina, dove sono stati sistemati i vecchi spogliatoi, si nota già una pedana rialzata. Chiedere a cosa serva è d’obbligo ma la risposta è immediata: è l’area disabili che garantirà anche altri metri di spazio libero nel parco per gli accompagnatori. Così come è stata installata un’area hospitality per chi vorrà vivere l’esperienza di una cena con Vasco sullo sfondo o in sottofondo. Un camionista con un grosso bilico arriva a ridosso di una zona interdetta, deve scaricare ma da lì non può passare.

Fernando gli si fa incontro, scambiano due battute, capisce qual è il problema e chiama un responsabile della logistica. Pochi istanti dopo il sistema dell’accoglienza ha reagito all’unisono, sintomo di come i meccanismi siano oliati e ognuno sappia come agire. Per la serie: l’organizzazione emiliana unita alla meticolosità del contesto. Lo sanno anche i fan che stanno allestendo le tende in via Canapa: dieci giorni fa sono stati installati i servizi igienici per dare loro ospitalità, è gente abituata a vivere in situazioni da campeggio ma a qualcuno viene da dire "no, un’accoglienza così non l’avevamo mai ricevuta, ci chiedono in continuazione se abbiamo bisogno di qualcosa". E poi ci sono gli spazi dedicati agli operai dove possono riposare dopo ore di lavoro, non devono fare chilometri per trovare un letto ma l’allestimento è dentro al centro sociale "Il Parco", la loro casa temporanea. È lì che dormiranno fino a sabato notte e domenica mattina inizieranno lo smontaggio per impilare tutto e prepararsi per la terza tappa: Olbia. L’erba è tutta tagliata, l’idea di ordine la si percepisce ovunque e anche posizionandosi davanti al palco si può respirare a pieni polmoni la maestosità del teatro all’aperto. Chiudi gli occhi e vedi le luci che si accendono e spengono a intermittenza, il volto di Vasco riprodotto dai maxi schermi, la folla che si muove sinuosa, le casse che diffondono il suono affinché tutti possano sentire al meglio ogni singola parola, ogni nota. I dettagli fanno la differenza e l’attenzione che tutti stanno mettendo su una doppia notte di festa da 120mila persone è ai limiti del maniacale. Ma se non fosse così non sarebbe Vasco e forse non ci sarebbe neppure il Bassani Park.

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