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Rap e battle a Ferrara: «Freestyle Darsena è una famiglia»

Francesco Gazzuola
Rap e battle a Ferrara: «Freestyle Darsena è una famiglia»

Il Muretto è diventato un punto di riferimento a livello nazionale. Da due anni il ritrovo è ogni lunedì sera

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Ferrara C’è qualcuna di quelle pagine Instagram super verticali sul tema che il giorno dopo ha scritto «Forse abbiamo dormito sul Muretto di Ferrara». Buongiorno a tutti allora, perché qui parliamo di freestyle, battle rap e incastri sul beat che spesso fanno pure raggelare il sangue, ma quello che conta è trasmettere che ci credi. E gli altri ci crederanno con te. Stile e tecniche lasciatele altrove: il livello è più che buono, ma a Ferrara la prima cosa importante è quello che ci sta dietro allo sputare rime e improvvisare su una base musicale – che sia l’hip hop dei più fedeli alla linea o una strumentale che esce dal perimetro e si avventura nei generi che quelli della prima ora ancora guardano storto. Nel capoluogo estense conta trovarsi. Fare freestyle sì, ma farlo insieme. E in tanti adesso. Ciò che due anni fa è stato un «partire per caso, per puro divertimento in una decina di persona, ora ogni lunedì sera in Darsena c’è un flusso di gente continuo, di ogni età».

Li chiamiamo tutti col soprannome, quei ragazzi che hanno fatto nascere un movimento capace oggi di spostare centinaia di persone. Il logo è un simpatico maiale, ma siamo a Ferrara e questa non può certamente essere una stranezza. Parla Mora, uno degli host: «Sicuramente quello che facciamo può non piacere a tutti, ma è proprio come lo facciamo e lo spirito di aggregazione che fanno la differenza. Ho conosciuto più persone in questi due anni che in tutti quelli precedenti, facendo la cosa che amo e che mi diverte». Giusto per rendere l’idea: «Freestyle Darsena è come aspettare che esca il nuovo episodio della tua serie tv preferita: attendi tutta la settimana per goderti quelle due orette di spettacolo e commentarlo insieme ai tuoi amici e sconosciuti, lì per lo stesso motivo».

La scena cresce e in due anni «col Muretto siamo riusciti a creare un punto di ritrovo offrendo a tante persone qualcosa di diverso da fare – dice Tala –. La cosa che mi rende più felice è aver costruito tutto questo insieme a un gruppo di amici, dove chiunque può sentirsi a proprio agio. Il Muretto nasce come allenamento per chi fa freestyle, ma è anche un bello spettacolo per chi vuole semplicemente passare una serata diversa. Oggi non è solo un posto dove fare rap, ma anche un luogo dove incontrarsi, conoscere persone e creare comunità. Sono orgoglioso che tutto questo stia succedendo nella città che amo».

E in questa città dove il “non c’è mai nulla da fare” rimbomba continuamente e, al contrario, ci sono ragazzi dopo la ventina che alla noia lanciano i sassi, è nato un torneo che richiama freestyler da tutta Italia e ha fatto di questa Ferrara un punto di riferimento sul panorama nazionale. Il primo giugno si è infatti svolta la sesta edizione del Maial Ac Freesta, che ha portato nel capoluogo 70 professionisti dell’improvvisazione da Lazio, Umbria, Toscana, Veneto, Trentino, Piemonte e Puglia. Ed Emilia Romagna naturalmente. Manco a dirlo, in Darsena si straripava nell’assistere a sfide due contro due e performance. Una partecipazione massiccia, che testimonia la crescita costante di una realtà nata dal basso e diventata negli anni un punto d’incontro per appassionati e artisti della scena nazionale.

Il segreto del successo lo rivela J Bisio: «Freestyle Darsena è una famiglia; so che il lunedì è sempre una festa e che non sono mai solo». Poco da girarci intorno. Senza passione e calore umano non si va lontani. Così il Freestyle Darsena in due anni ha ricevuto «un sostegno clamoroso – afferma entusiasta Balu –. Da quando abbiamo iniziato sono passati tanti freestyler da tutta la regione e anche da fuori. Grazie, perché il freestyle in Italia non è mai stato così attivo e noi ci sentiamo parte di tutto ciò nel nostro piccolo». Alla fine conta uscire e cercare di fare un passo oltre i propri limiti e chiusure dopo averne vissute di forzate. Lo spiega bene Fortuna: «Per me la Darsena è il desiderio di socializzare dopo la pandemia e, nell’era dei contenuti finti e su misura, una boccata d’aria fresca rispetto all’isolamento di internet. In questo momento la nostra generazione sta vivendo un ritorno a una normalità che va ben oltre il pre-Covid». Passo e chiudo, ci vediamo in Darsena.  

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