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Il figlio a Caracas, la mamma a Ferrara: «Mi ha scritto che sta bene»

Marcello Pulidori
Il figlio a Caracas, la mamma a Ferrara: «Mi ha scritto che sta bene»

Dalla disperazione del terremoto al sollievo per l’uomo che vive in Venezuela

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Ferrara È qualcosa che ti scivola dentro, come un siero che non puoi fermare. Una condizione paradossale in cui l’assenza di una voce, qui la voce di suo figlio, diventa talmente assordante da trasformarsi in dolore. Un dolore che può uccidere. È la condizione in cui questa madre ha vissuto per quasi due giorni. La madre è Daniela Tomarelli, la donna residente a Ferrara che da mercoledì scorso – giorno del terribile terremoto che ha devastato parte di Caracas – attendeva notizie del figlio Raimondo, 52 anni, che nella capitale del Venezuela vive e lavora nel quartiere di Chacao, nella zona denominata Altamira.

Signora Tomarelli, è il caso di dire dalla disperazione al sollievo. È d’accordo?
«Sono assolutamente d’accordo. Proprio qualche minuto fa (ieri alle 16 italiane, ndr) ho ricevuto un messaggio telefonico di Raimondo il quale mi ha detto “mamma, stai tranquilla, sto bene”».

E questa è in assoluto la cosa più importante. Ma nelle ore precedenti, quali sono stati i suoi pensieri?
«Ero completamente paralizzata, non sapevo se mio figlio fosse vivo o morto. Poi il quel lieto messaggio...».

Cosa le ha raccontato?
«Che la prima scossa è stata il 24 giugno alle 18, magnitudo 7,2; la seconda, 38 secondi dopo, ha fatto registrare il valore di 7,5. Immagino cosa si può provare quando si avvertono scosse potenzialmente così devastanti: una quotidianità che non esiste più, prima di tutto».

E cosa le ha raccontato suo figlio?
«Poco, per la verità molto poco. Dalle parole che ho potuto scambiare, ho avuto la netta sensazione che Raimondo fosse indaffarato, che dovesse fare qualcosa e subito. Allora l’ho salutato dicendogli di farsi sentire presto. Ma so che è vivo».

Come è riuscita, in un trambusto simile, a mettersi in contatto con suo figlio?
«Ho chiamato i numeri della Farnesina, il nostro Ministero degli Esteri e da lì mi sono ritrovata in contatto con l’unità di crisi. Mi hanno consigliato di telefonare attraverso WhatsApp. Hanno avuto ragione».

Cosa sa della situazione che in queste ore si vive in Venezuela?
«So che l’ambasciata italiana ha riportato alcuni danni e il nostro Governo è al lavoro per dare assistenza ai connazionali. Di più non so».

C’è una comunità ferrarese a Caracas?
«Sì, è composta da un centinaio di persone. Mentre sono complessivamente 250mila gli italiani, senza considerare i turisti».


 

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