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Lido Volano, l’allarme del Bagno Isra: «Persi 200 ombrelloni in 10 anni»

Katia Romagnoli
Lido Volano, l’allarme del Bagno Isra: «Persi 200 ombrelloni in 10 anni»

La battaglia contro l’avanzamento del mare e le speranze per il futuro

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Lido Volano È una battaglia silenziosa quella combattuta ogni anno dal Bagno Isa del Lido Volano, contro un’erosione costiera, che sottrae metri di sabbia, modificando il lavoro dei titolari, la famiglia Veronesi, ridisegnando costantemente l’area di ombreggio e mettendo in discussione il futuro stesso di uno dei tratti storici del litorale comacchiese. Una sfida che, stagione dopo stagione, ha trasformato la resilienza in una condizione quotidiana.

Il mare avanza

Mostrando una foto del proprio stabilimento balneare, risalente al 2017, Federica Veronesi, proprietaria del Bagno Isa, osserva come «il mare è progressivamente avanzato, costringendoci a rinunciare a campi da racchettoni e a file di ombrelloni. Nel 2017 avevamo 250 ombrelloni e oggi sono una novantina. Sentiamo i tecnici dell’Agenzia regionale di sicurezza territoriale e di Protezione civile, molto vicini. Passano 3 o 4 volte alla settimana ed effettuano sopralluoghi, anche usando un drone. Ci portano costantemente della sabbia di scorta».

Sorvegliata speciale è la duna posta sul lato sud dello stabilimento balneare, in parte collassata nell’agosto di un anno fa. Una serie di paletti fissati nell’area consente di monitorare, da satellite, eventuali cambiamenti morfologici. Le sciroccate, ovvero le mareggiate sospinte dal vento di scirocco sono le più insidiose per il Lido Volano ed il Bagno Isa è proprio quello che ne risente maggiormente. Per doverosa prudenza, «quest’anno - prosegue Federica Veronesi-, non abbiamo fatto abbonamenti stagionali nuovi. Bisogna garantire gli abbonamenti storici, perché su quale base, su quale criterio, dopo 32 anni, puoi dire (a un cliente) tu sì e tu no?».

La mareggiata 

Emblematica è stata proprio la mareggiata dell’8 agosto 2025, quando in spiaggia si contavano 64 ombrelloni, ma si è dovuto ridurli a 49 in furia e fretta, scalando la prima fila in seconda fila. A settembre, sul lato destro del bagno, quello confinante con la duna collassata, erano rimasti 4 ombrelloni e continuavano a notarsi segni evidenti di erosione, tanto che la battigia sottostante alla duna stessa aveva assunto le caratteristiche simili a sabbie mobili. «Ora ci portano spesso, tra giovedì e venerdì sera sabbia vagliata, di buona qualità, non fine, che volerebbe via in fretta – precisa la titolare del bagno Isa-, che noi all’alba stendiamo per bene, per far trovare la spiaggia pronta per i turisti. È un lavoro prezioso della Regione, che ha competenza sul demanio marittimo e che noi ringraziamo, perché senza questa sabbia non riusciremmo a lavorare».

Il futuro

Da Federica Veronesi, che ha preso le redini del bagno da papà Silvano, arriva anche un monito, un appello volto a progettare lavori strutturali, più duraturi, per evitare ripascimenti continui e garantire un futuro al Lido Volano. Al docente universitario dell’ateneo ferrarese, architetto urbanista, Romeo Farinella, fautore di uno studio improntato ad arretrare i Bagni nell’area retrodunale, Federica Veronesi replica che «lui è uno studioso. È venuto qui. Ne abbiamo parlato. Ma io guardo la realtà con occhi diversi, quelli della mia esperienza qui. Il suo piano può conciliarsi con il piano urbanistico del Comune di Comacchio? Inoltre, c’è da tenere in considerazione le incognite della Bolkestein. Chi rischierebbe, in un momento come questo, di fare nuovi investimenti?».

Con disincanto e passione per il proprio lavoro, appreso dai genitori, la titolare del Bagno Isa, ammette che «se la Bolkestein o l’erosione dovessero portarmi a compiere altre scelte, potrei fare la barista o la cameriera da qualche parte. Ma qui resta la mia vita, qui restano i sacrifici dei miei genitori». «Sto accogliendo al bar e al ristorante -chiude Federica- cicloturisti interessati a scoprire la nuova pista ciclabile che si collega alla Torre della Finanza e che porta sino a Pomposa».

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