Ferrara, il Po cala ancora ma oggi sono previste piogge
Il fiume scende a quasi 7 metri, sarà un sabato instabile con allerta per temporali. Legambiente rilancia il tema delle grandi opere. Lombroso: «Non è un’ondata di caldo»
Ferrara Mentre il fiume Po continua a toccare livelli di portata tra i più bassi degli ultimi decenni (ieri, venerdì 10 luglio, era a 6,93 metri sotto lo zero idrometrico), l’Emilia-Romagna si prepara ad affrontare una parentesi di maltempo che, pur destinata a durare poche ore, potrebbe provocare danni significativi. Per oggi, sabato 11, sono infatti attesi temporali sparsi, localmente di forte intensità, con possibili grandinate, raffiche di vento e criticità diffuse soprattutto tra pomeriggio e sera.
I fenomeni si svilupperanno inizialmente sui rilievi, per poi estendersi alla pianura e successivamente alle aree centro-orientali e costiere nel corso della notte. Un episodio intenso ma rapido, destinato a interrompere solo temporaneamente un’estate che continua a essere dominata dal caldo e dalla siccità.
La situazione del Po - evidenzia Legambiente - resta infatti estremamente critica. A Pontelagoscuro, il 7 luglio, la portata del grande fiume era di appena 323 metri cubi al secondo, contro una media storica di circa 1.100 metri cubi per questo periodo dell’anno. Una riduzione che ha già favorito la risalita del cuneo salino per circa 25 chilometri dalla foce, con pesanti conseguenze sugli ecosistemi del Delta e sull’agricoltura, già messa a dura prova dalle temperature elevate e dalla scarsità d'acqua.
Anche molti affluenti del Po registrano portate eccezionalmente ridotte, tanto che la Regione Emilia-Romagna è intervenuta già a fine giugno regolando i prelievi dalle acque superficiali. Una situazione che richiama da vicino le crisi idriche del 2022 e del 2017 e che riporta al centro il dibattito sulle grandi opere, ma anche sulla necessità di investire in sistemi di accumulo diffusi, risparmio idrico e gestione più efficiente della risorsa acqua.
In questo contesto, i temporali attesi non rappresentano una soluzione alla siccità. Al contrario, dopo settimane di terreno secco e temperature elevate, precipitazioni intense concentrate in poche ore rischiano di aumentare il deflusso superficiale senza garantire un reale beneficio alle falde, provocando invece allagamenti localizzati, erosione e danni alle colture.
Secondo Luca Lombroso, meteorologo di Meteored Italia, non si può parlare di una nuova ondata di caldo perché il caldo, in realtà, non ha mai abbandonato il Paese.
«Quella che stiamo vivendo non è una nuova ondata di calore, ma il picco acuto di un’estate già eccezionalmente torrida. Dopo i temporali di inizio luglio c’è stata soltanto una finta tregua: le temperature sono rimaste costantemente sopra i 30 gradi da oltre un mese e ora ci avviamo verso valori estremi che, tra il 16 e il 18 luglio, potranno raggiungere i 40 gradi in molte aree d’Italia. Il caldo non se n’è mai andato».
Lombroso sottolinea anche come il termine corretto sia “onda di calore”, definizione adottata dall’Organizzazione meteorologica mondiale e dall’Organizzazione mondiale della sanità, perché descrive un fenomeno caratterizzato dall'accumulo progressivo di calore dovuto a giorni e soprattutto notti eccezionalmente calde, con effetti su salute, agricoltura, infrastrutture e disponibilità di acqua.
«Non si tratta semplicemente di qualche giornata molto calda. Un’onda di calore è l’accumulo di calore che impedisce a persone, edifici e ambiente di raffreddarsi. Quando si raggiungono temperature ancora più elevate si entra nel campo del caldo estremo, uno dei rischi climatici più pericolosi a livello mondiale».
Le previsioni non lasciano spazio a cambi di scenario. Terminata la parentesi instabile odierna, le temperature torneranno subito a salire e i modelli indicano valori superiori ai 30 gradi per le prossime due settimane. Per il Po e i territori che dipendono dalle sue acque, l’emergenza idrica è destinata a proseguire.
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