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“Odissea”, il film di Nolan promosso a metà dal pubblico di Ferrara

Antonio J. Palermo
“Odissea”, il film di Nolan promosso a metà dal pubblico di Ferrara

Tanta curiosità e qualche dubbio sul kolossal del regista ispirato al poema di Omero

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Ferrara Nonostante siano passati diversi giorni dalla prima, “Odissea” di Christopher Nolan non ha finito di far parlare di sé e Ferrara non fa eccezione. In sala in Italia dal 16 luglio, il kolossal da 250 milioni di dollari con cui il regista riscrive il poema di Omero tiene ancora la sala del Notorious Cinemas.

Il film – girato alle Egadi, ispirato alla traduzione di Emily Wilson – nei mesi scorsi aveva acceso un fuoco di polemiche online: il cast giudicato troppo “woke” (Lupita Nyong’o come Elena, l’attore Elliot Page, il rapper Travis Scott nei panni di un aedo), le armature ritenute poco filologiche e persino “batmaniane” – quella di Agamennone in testa –, il linguaggio moderno dei dialoghi, fino all’affondo di Elon Musk sulla “integrità” del regista. Nolan ha risposto rivendicando ogni scelta e liquidando le critiche come «irrilevanti».

Curiosità

Ma fuori dalle sale di via Darsena quelle contestazioni sembrano evaporate. Fra chi doveva ancora entrare, prevale la curiosità. «Sono appassionato, li ho visti quasi tutti i suoi film – dice Enrico –: mi farò influenzare dal film, non dalle polemiche. Non mi aspetto che sia realistico fino in fondo, qualche difetto ci sarà, come in tutte le cose». Francesco non si definisce un fan, «ma il film ci ha convinti a venire in sala». Giuditta ammette di partire «prevenuta», spinta dall’hype; e Lorenzo, fermo «al Nolan del Cavaliere Oscuro», rovescia perfino l’accusa più citata: «L’armatura di Agamennone alla Batman? Al di là dell’accuratezza storica, mi fomenta. Vengo per vedere un bel film».

Chi è già uscito dalla sala lo promuove, pur con qualche riserva. Gabriella, arrivata «attirata dal titolo e dalla storia», parla di «un kolossal con una buona fotografia» e di «messaggi profondi» che vuole approfondire a casa; unico neo, il volume delle scene d’azione troppo forte e le tre ore di durata. Mirko e Giulia – che gestiscono il canale culturale “Ciakandtalk” e si dichiarano tutt’altro che nolaniani – temevano la noia: «Invece siamo rimasti incollati allo schermo per tre ore, e non è da tutti». Rivalutano Matt Damon, elogiano l’attrice che interpreta Circe e preferiscono questa prova al pur celebrato “Oppenheimer”. Giulia, che ha una formazione in storia del cinema, coglie però un limite: «C’è stato un hype notevole su alcuni interpreti secondari, in parti irrilevanti, che ha messo in ombra chi ha davvero contribuito». È Paola, alla seconda visione, a centrare il cuore della questione: «Nolan prende il mito per raccontare qualcosa di attuale, senza rinunciare alla complessità dei personaggi. L’Ulisse che vediamo è più un soldato, un generale: come un film di Marine ambientato nell’antica Grecia, però è Ulisse». Colonna sonora «eccezionale», aggiunge, motivo per una terza visione.

Sguardi diversi

Qui sta la trasformazione che divide i puristi. L’Odisseo di Omero è il polytropos, l’eroe dalla metis, l’astuzia che piega mostri e divinità; l’Ulisse di Damon è invece un reduce, un uomo ferito dalla guerra di Troia e schiacciato dal senso di colpa. Come hanno rilevato le prime analisi del film, l’Olimpo scompare – nessun dio muove i fili – e il conflitto si sposta tutto dentro l’animo: perfino l’accecamento di Polifemo non è più il trionfo dell’astuzia del “Nessuno”, ma un gesto di disperazione, mentre il finale ribalta il senso stesso del ritorno a Itaca.

Ed è forse questo lo scarto più interessante emerso dalle voci: la distanza dal testo scolastico, più che respingere, incuriosisce. Molti, come Enrico o Giuditta, sono entrati proprio per farsi un’idea da sé, oltre l’hype. Ma, vada come vada, la gente al Notorious. E alla fine è questo che conta: passare tre ore al cinema, magari in compagnia, dimenticando per una sera attinenze storico-letterarie, armature e cast. 

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