Serravalle, tra degrado e promesse la Porta del Delta aspetta il rilancio
Il lento declino di un “luogo del cuore” per la comunità e non solo
Serravalle «Svolta dietro l’angolo per la rinascita del ristorante La Porta del Delta». È una frase che abbiamo sentito spesso negli ultimi sette anni, tanti quanti ne sono trascorsi dalla chiusura del ristorante, avvenuta nel febbraio 2019. La Porta del Delta rappresenta un luogo dell’anima, uno storico complesso turistico polifunzionale che non può e, soprattutto, «non deve morire», dicono a gran voce i serravallesi. Eppure, a visitarlo oggi, si vedono solo tracce di abbandono. Ovunque ci si giri c’è sporco. All’interno, il locale è stato ristrutturato, e questo è evidente, ma non appare certo invitante per eventuali futuri gestori. Qualcuno riferisce che, quando piove, dal tetto entra acqua: gli interventi di manutenzione straordinaria, infatti, non prevedevano opere sulla copertura.
Ma non finisce qui. In questi giorni il cancello e l’intera struttura d’ingresso, quella che dall’argine conduce al vialetto in discesa verso la golena, hanno ceduto. Un episodio che evidenzia una carenza di manutenzione. Accanto al ristorante svetta inoltre il campo da tennis, nato come impianto polivalente e gestito per anni dall’Asd Match Point, associazione sciolta da circa tre anni. Oggi versa anch’esso in stato di abbandono e in condizioni precarie.
Ci sono comunque i fedelissimi, gli irriducibili, che ogni pomeriggio si ritrovano all’ombra dell’albero, al fresco, per una partita a tressette. Non commentano quanto sta accadendo, ma le loro espressioni appaiono eloquenti. Va poi ricordato che poco distante sorgevano anche due campi da bocce, cancellati dal tempo e dall’incuria. Per il ristorante, molto è stato fatto nel tentativo di trovare nuovi gestori. La giunta Zamboni aveva proceduto a un’assegnazione provvisoria, successivamente revocata per la mancanza dei requisiti minimi richiesti agli assegnatari. Ora ci prova la giunta Simoni che, senza contributi esterni, difficilmente riuscirà a centrare l’obiettivo.
Rimane il Fishin Camp, area attrezzata e punto di ritrovo per gli appassionati della pesca al pesce siluro. Nato nel 1995, primo esempio del genere in Italia con il nome di Waller Camp, il centro ha cambiato gestione più volte senza mai conoscere vere crisi, ampliando progressivamente la propria attività.
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