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Vandali ai Lidi di Comacchio, la psicologa: «Le punizioni da sole non bastano»

Stefania Andreotti
Vandali ai Lidi di Comacchio, la psicologa: «Le punizioni da sole non bastano»

Intervista a Alexia Polmonari: «Servono anche percorsi mirati»

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Lidi I vandali non si fermano e anche nella notte tra mercoledì e ieri hanno colpito nuovamente nel Bagno Astra a Lido degli Estensi e a quanto pare anche nel retrospiaggia di Lido Volano. Ombrelloni rotti e anche rubati nel primo caso e un’auto rigata e danneggiata nel secondo. Un fenomeno che non trova giustificazioni e che ha letteralmente diviso l’opinione pubblica. Per cercare di capire i siamo rivolti così alla dottoressa Alexia Polmonari, consigliera e referente Sanità ordine delle psicologhe e degli psicologi dell’Emilia-Romagna.

Questi atti vandalici sono semplici “bravate” o il segnale di un disagio più profondo tra gli adolescenti?

«I fatti dei Lidi d ci ripropongono una scena già vista, e che, ancora una volta, non può lasciarci indifferenti. Come psicologi, il nostro compito di fronte a eventi simili non è puntare il dito né cercare scuse, ma unire due aspetti fondamentali: la fermezza nel condannare il gesto e l’impegno a capirne le cause. Liquidare questi episodi come “semplici ragazzate” significa chiudere gli occhi. Dipingerli come azioni di giovani delinquenti rischia invece di farci perdere di vista il problema reale. Spesso siamo di fronte a ragazzi che non sanno come gestire le proprie emozioni: la noia, la rabbia o la frustrazione diventano intollerabili e vengono “sfogate” distruggendo ciò che li circonda. Quando non si possiedono le competenze per tollerare e attraversare il disagio emotivo, l’agire impulsivo e distruttivo diventa l’unico modo, per quanto disfunzionale, di anestetizzare una sofferenza percepita come insostenibile».

Quanto pesa il gruppo dei pari nel trasformare un comportamento impulsivo in un atto vandalico?

«In questa fase della vita, il gruppo di amici fa da cassa di risonanza. Nel gruppo la responsabilità individuale sfuma, il senso del pericolo crolla e la voglia di farsi accettare dai compagni spinge a superare il limite. Quello che nasce come un gioco sciocco o una provocazione si trasforma così, in pochi minuti, in un’aggressione o in un atto vandalico».

Punire basta o serve affiancare ai provvedimenti percorsi educativi e psicologici?

«Di fronte a questi atti vandalici, la sola punizione non basta. Mettere una sanzione è indispensabile per segnare il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, ma la multa da sola non insegna nulla per il futuro. Bisogna affiancare alla punizione un percorso concreto: far riparare al ragazzo il danno fatto, fargli toccare con mano la fatica di chi lavora e guidarlo a capire l’impatto delle sue azioni creando al contempo uno spazio di ascolto e supporto specialistico in cui trasformare l’errore in un’opportunità di consapevolezza».

Qual è l’errore più frequente che fanno gli adulti quando interpretano episodi come questi?

«L’errore più grande che facciamo noi adulti è dividerci tra chi minimizza tutto e chi demonizza in blocco i giovani. È una trappola in cui cadiamo spesso in una società che ha perso il senso di comunità, preferendo la difesa a ogni costo dei diritti individuali rispetto alla cura dei doveri verso gli altri. I ragazzi osservano questo mondo adulto rigido ed egoista, e finiscono per replicarlo».

Se potesse indicare una sola misura preventiva da adottare nei Lidi comacchiesi quale sceglierebbe e perché?

«Se dovessi indicare una sola misura preventiva per i Lidi, punterei sulla creazione di spazi di aggregazione utili e guidati, centrati sull’educazione al rispetto e alla convivenza. Servono luoghi di ritrovo per i giovani, dove figure educative accompagnino i ragazzi a stare insieme in modo sano, insegnando loro a gestire i momenti di noia, a rispettare le regole e a vivere lo spazio pubblico come un bene di tutti. Dimostrare con i fatti che la propria libertà finisce dove inizia quella della comunità è l’unico vero modo per evitare che questi episodi si ripetano». 

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