Duecento ettari di fotovoltaico ai confini col territorio di Bondeno
Tre impianti in fase di decollo a Massa per un grande polo
Bondeno La campagna tra il Bondenese e il Finalese si prepara a una trasformazione energetica di dimensioni sempre più rilevanti. Ai due progetti fotovoltaici che hanno recentemente fatto passi avanti nell’iter autorizzativo – l’agrivoltaico “Casetta” da 76,274 MWp e il “Finale FEV” da 29,075 MWp – si aggiunge un terzo intervento, ancora più grande: “Energia del Panaro”, un impianto agrivoltaico avanzato da 83,23 MWp promosso da Engie Finale Emilia. Se tutti arrivassero alla realizzazione, la potenza complessiva sfiorerebbe i 189 megawatt, andando a occupare quasi 200 ettari di terreni. La proprietà? Ovviamente privata e acquistate nel corso del tempo.
L’iniziativa più vicina alla realizzazione è “Casetta”. Il 30 luglio scorso Arpae ha rilasciato l’Autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio dell’impianto, comprese le opere di connessione. Il procedimento, partito nel luglio 2024, si è concluso con l’esito positivo della Conferenza dei servizi del 22 luglio nonostante un voto negativo del Consiglio comunale. È un progetto agrivoltaico: tra le file dei tracker resterà uno spazio di 3,59 metri per la coltivazione, così da mantenere la destinazione agricola dei terreni. L’energia sarà raccolta tramite cabine e cavidotti interrati e convogliata alla stazione elettrica di Massa, a pochi passi da Gavello e Pilastri, che dovrà essere ampliata insieme ad alcune linee a 132 kV.
Il secondo intervento è il “Finale FEV”, di Food Energy Valley Srl. Con una determinazione del 28 luglio 2026 la Regione ha concluso lo screening ambientale escludendo la Viva. Prevede un impianto a terra da 29,075 MWp su circa 26,92 ettari, in un’area industriale extraurbana vicino alla stazione di Massa Finalese, dove un tempo sorgevano le vasche dell’ex zuccherificio, già oggetto di bonifica e che si trovano a poche centinaia di metri in linea d’aria con la campagna di Scortichino. È proprio questa collocazione l’elemento caratterizzante: non nuova superficie agricola, ma un’area industriale già compromessa, con consumo di suolo vergine azzerato. Il cantiere dovrebbe durare circa nove mesi.
Poi c’è “Energia del Panaro”, il progetto più esteso: 83,23 MWp su circa 140,7 ettari tra Finale e San Felice. Non è però ancora autorizzato: con la determinazione del 16 gennaio 2026 la Regione lo ha sottoposto a Via completa, ritenendo possibili effetti negativi significativi sull’ambiente. Pesano gli impatti su atmosfera, suolo e acque in fase di cantiere, per la presenza di aree golenali, terreni poco permeabili ed elevata criticità idraulica, oltre ai rilievi su paesaggio e beni culturali: l’area è tutelata per la presenza del fiume Panaro ed è vicina a centri abitati e zone di pregio paesaggistico. Restano da approfondire anche impatto acustico, inquinamento elettromagnetico e le complesse opere di connessione alla rete nazionale.
È la dimensione complessiva a rendere evidente la portata della trasformazione: gli 83,23 MWp di “Energia del Panaro” si sommerebbero ai 105,349 MWp di “Casetta” e “Finale FEV”, per un totale di 188,6 MW – non tutti autorizzati, né destinati per forza alla realizzazione, dato che gli iter procedono a velocità diverse. Ma l’insieme dei tre progetti, che convergono tutti sulla stazione di Massa, rende evidente la pressione che la nuova produzione energetica esercita sul territorio, trasformandolo in uno dei principali poli energetici dell’area.
Per Finale e il territorio circostante il tema non è solo quanta energia rinnovabile si potrà produrre, ma come cambierà il territorio: da una parte gli obiettivi della transizione energetica, dall’altra la tutela del paesaggio, delle superfici agricole, dei corsi d’acqua e delle aree di pregio storico-ambientale. I tre interventi raccontano tre approcci diversi – un agrivoltaico che prova a conservare la funzione agricola dei terreni, un impianto su area industriale già bonificata, un progetto esteso su zone sensibili dal punto di vista idraulico e paesaggistico – e pongono la stessa domanda: quale equilibrio sarà possibile tra la necessità di produrre energia e quella di preservare il volto della pianura? Una cosa, al di là dei singoli iter, appare già certa: Finale Emilia e il Bondenese sono destinati ad avere sempre più pannelli nel proprio paesaggio, con una nuova geografia dell’energia che ne cambierà non solo la produzione elettrica, ma il modo in cui viene percepito e attraversato.
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