Ferrara, contratti non rinnovati: «Lasciate a casa con una telefonata, un colpo»
Tutta la delusione delle ausiliarie dei nidi comunali
Ferrara Sono state avvisate con una telefonata, il 10 agosto, mentre si preparavano con gioia a rivedere i “loro” bambini. L’agenzia si è limitata a riferire loro che il contratto interinale come ausiliarie nei nidi comunali non sarebbe stato rinnovato, perché il Comune al momento non era intenzionato a proseguire la collaborazione.
«È stata una mazzata, proprio non ce lo aspettavamo», spiegano due delle cinque lavoratrici precarie rimaste senza lavoro, come denunciato ieri da Nidil Cgil. «Non capivo il perché di questa decisione», si sfoga una delle ragazze. «Mi sono chiesta se avessi fatto qualcosa di sbagliato, ma non riuscivo a immaginare nulla, perché quell’incarico mi piaceva tantissimo e l’avevo svolto con amore e impegno», aggiunge la collega.
Il motivo
Il perché non lo hanno saputo né dall’agenzia, né dal Comune, ma da altre lavoratrici: «Hanno tolto le “Tre ore” solo dai nidi con tre sezioni, e le hanno mantenute negli altri».
Sì perché loro sono “Tre ore”. Così si presentano quando iniziamo a parlare, tre ore come quelle che erano chiamate a svolgere quotidianamente, 15 a settimana. Nove mesi è durata la loro breve stagione nei nidi comunali, il tempo di affezionarsi ai bimbi e poi di colpo più nulla.
«Io stavo lavorando in una scuola privata quando ho visto l’annuncio dell’agenzia interinale e ho deciso di rispondere perché l’idea di lavorare nel settore pubblico mi dava maggiore sicurezza, e la speranza un giorno di ottenere maggiore stabilità. Così quando si è aperta questa opportunità ho lasciato l’incarico precedente per cominciare quello nuovo».
Impegno andato in fumo
Un lavoro intrapreso con entusiasmo nonostante i limiti (prima un contratto di tre mesi fino alla fine del 2025, poi il prolungamento fino a fine giugno) perché, confermano entrambe, «nei nidi svolgevamo diverse mansioni ed eravamo di supporto alle maestre: preparavamo le merendine, le aiutavamo a cambiare i piccoli, a somministrare i pasti, ci occupavamo della lavanderia, della sanificazione e della sicurezza dei bambini.
Ci siamo trovate benissimo e andavano a lavorare contente, dando tutta la nostra disponibilità, senza incontrare alcun problema». Al punto anzi, da evitare di chiedere permessi anche per validi motivi familiari, perché con un incarico a termine partito da poco c’era pure il timore di risultare inopportune.
Ed ora?
«Per questo la decisione di non rinnovarci il contratto ci ha spiazzato e addolorato tantissimo. E a essere dispiaciute sono state anche le educatrici, perché non è semplice occuparsi di dieci-dodici lattanti da cambiare, nutrire e accudire». Un compito che alle ragazze però non pesava «perché i bimbi sono fantastici, non vedevamo l’ora di tornare a scuola per rivederli, e invece...». A pesare è certo prima di tutto l’aspetto economico «ma anche quello affettivo», assicurano.
E adesso? Solo qualche mese di Naspi e una vita lavorativa da ricostruire per l’ennesima volta. Ci sono domande da inoltrare, annunci da vagliare, ma è successo tutto molto in fretta è l’unica certezza è paradossalmente quella di essere precarie.
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