Ferrara, a 94 anni è ancora regina del palco: «Sono cresciuta tra le quinte»
“Cici” Spadoni, anima della Straferrara: «Il teatro per me è un fatto naturale»
Ferrara La prima parte della Festa di Sant’Agostino, patrono della parrocchia di via Mambro, si è conclusa domenica sera con tante risate e applausi alla storica compagnia dialettale Straferrara. Ma a rendere ancor più significativa l’esibizione è stata la presenza sul palcoscenico di Rossana “Cici” Spadoni, figlia di Ultimo Spadoni che fondò il gruppo teatrale nel 1931, e poi moglie dell’indimenticabile Beppe Faggioli che con lei condivise tante commedie. Il fatto straordinario è che l’attrice compirà 95 anni il prossimo 23 gennaio. Una passione (ma come vedremo è qualcosa di più) per il teatro, la sua, nata con la Straferrara e che porta ancora avanti, continuando a calcare il palcoscenico.
«Avendo genitori che recitavano – ricorda “Cici” –, per comodità e per avermi sempre sott’occhio la mia culla era fra le quinte del palcoscenico. Quindi, quando mi chiedono se per me il teatro è una passione, rispondo che lo sento come una cosa naturale, del tutto normale».
Scorrono i ricordi come un fiume in piena. «Appena cresciuta un po’, diciamo sui quattro anni, anch’io sono stata coinvolta anche se in piccole parti che riguardavano soprattutto il dopo commedia. Infatti allora era consuetudine che al termine della recita ci fosse una specie di varietà: io cantavo, ottenendo molto successo per la mia spontaneità e per la mia giovane età. Ricordo ancora che ero vestita da cinesina perché interpretavo un brano tratto dall’operetta “Cin Cin La”. Un’altra svolta della mia carriera è stata nel 1937 quando al Teatro Verdi facevo parte del “Lodovico”. Lo scrittore dialettale Augusto Celati mi vide e scrisse addirittura una commedia per me dal titolo “La Cici al Lodovico”, che naturalmente interpretai con molto piacere».
“Cici” è veramente straordinaria, l’entusiasmo che mette nella sua attività la mantiene così giovane che alla domanda «ha pensato di smettere?» ribatte simpaticamente «mi avvalgo della facoltà di non rispondere!». I ricordi di una carriera così lunga e fortunata sono infiniti, ma quello a cui è più legata è l’esibizione che la Straferrara ebbe l’occasione di fare a Roma per un concorso. «Era il 1942, l’emozione era tanta e penso che sia stato l’evento che maggiormente mi ha coinvolto, anche se avevo solo dieci anni e purtroppo non vincemmo».
Un altro importante capitolo della sua vita lo ha vissuto accanto al marito Beppe Faggioli, conosciuto per caso durante una serata di beneficenza che si teneva nel sanatorio di Tresigallo. «La Straferrara era solita andare nelle case di riposo e negli ospedali per portare un sorriso. Quella sera insieme a noi c’erano anche tre cantanti lirici, uno di questi era Beppe. La sua disinvoltura sul palcoscenico lo portò poi anche a recitare e proprio con me interpretò la commedia “J’idei d’Pirocia”, dove gli attori devono baciarsi: dai un bacio e danne un altro, è nato l’amore. Con Beppe era meraviglioso recitare perché eravamo molto affiatati, come del resto lo siamo stati nella vita. Non abbiamo mai litigato. Per noi il teatro era l’aria che respiravamo, per me è ancora la vita».
La serata a Sant’Agostino ha visto “Cici” protagonista di alcuni atti unici insieme agli altri componenti della Straferrara: Carla Solitario, Daniele Finotti, Elisa Caselli, Enrico Selmi, Maria Fonsati, Rino Gardenghi, Roberto Pavani, Sandro Mingozzi, Silvia Soffritti e Stefano Duo, mentre Paolo Trapella ha fatto da suggeritore.
Tornando alla festa patronale, siamo agli ultimi appuntamenti. Oggi spazio al green tchoukball e alle 21 a “Goodnight Irene”. Infine domani alle 11 la messa durante cui saranno celebrati gli anniversari di matrimoni e alle 21 musica dal vivo.
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