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L’iniziativa

Il Mandorlino di Pontelagoscuro sbarca in Giappone: missione compiuta

Nicola Vallese
Il Mandorlino di Pontelagoscuro sbarca in Giappone: missione compiuta

Simona Tagliabue e Claudia Bonuomo hanno raggiunto il loro obiettivo

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Pontelagoscuro La promessa è stata mantenuta e il filo rosso che unisce le sponde del Po a quelle del Sol Levante è oggi ancora più saldo. Simona Tagliabue e la figlia Claudia Bonuomo sono rientrate a Pontelagoscuro dopo sedici intensi giorni trascorsi in Giappone; un ritorno che non è stato una semplice vacanza, ma il compimento di una sentita missione di reciprocità culturale: consegnare il dolce tipico ferrarese e recapitare a destinazione le preghiere e le speranze raccolte tra i concittadini. Il cuore del viaggio era duplice: da un lato c’erano gli “ema”, le tavolette votive su cui una quarantina di visitatori avevano scritto i propri desideri durante la mostra allestita assieme alla Pro Loco a Pontelagoscuro. «Per motivi di tempo abbiamo scelto il suggestivo santuario di Kamakura anziché lo Shikoku – spiega Simona –. Lì abbiamo acquistato un vero ema in legno, vi ho inciso una preghiera corale che racchiudeva simbolicamente tutti i pensieri dei ferraresi e l’ho appeso alla parete del tempio, affidandolo ai kami (divinità legate allo shintoismo, ndr). È stato un momento di fortissima commozione: quei messaggi ora hanno completato il loro percorso spirituale».

Dall’altro lato c’era l’omaggio gastronomico: il Mandorlino di Ponte, preparato con cura dal panificio pasticceria Partigiani. «A Osaka siamo tornate nello stesso locale che ci aveva accolte nello scorso viaggio – prosegue Simona –. Abbiamo donato la scatola con una lettera di ringraziamento in giapponese e un opuscolo sulla storia del dolce. Lo staff si è emozionato tantissimo e ha continuato a ringraziarci». I sedici giorni di viaggio non hanno lesinato imprevisti, compreso un terremoto di magnitudo 5.9 che di notte ha fatto tremare la loro stanza all’undicesimo piano a Tokyo, superato grazie alla straordinaria sicurezza degli edifici nipponici. L’itinerario ha toccato tappe insolite: la commovente statua del cane Hachiko con il padrone all’università di Tokyo, l’isola di Enoshima con le sue grotte e l’ultimo tram storico della capitale. Tra i ricordi più vivi ci sono le esperienze manuali: «A Tokyo siamo state in una bottega storica attiva da 370 anni per provare il Kumihimo, l’arte dell’intreccio della seta su telaio Marudai – racconta Claudia Bonuomo –. È un lavoro di grande precisione con cui si realizzavano le cinture dei kimono: mi è piaciuto così tanto che ho costruito un piccolo telaio per continuare a intrecciare anche a casa». A questo si aggiunge un momento toccante: il rito di purificazione davanti alla dea Kannon che, pare, aiuti a lenire o addirittura guarire da malanni persistenti.

Dopo il viaggio lo sguardo è rivolto al futuro: insieme alla Pro Loco di Pontelagoscuro a febbraio prenderà vita la seconda edizione della mostra che racchiuderà varie novità: «Non sarà una replica, ma un’esposizione tutta nuova organizzata per città – specificano madre e figlia –. Mostreremo un autentico kimono cerimoniale, strumenti di calligrafia, i cartoncini degli Ema e organizzeremo laboratori di origami per grandi e piccoli». Il ponte culturale continua a unire i due mondi così lontani ma, grazie a Simona e Claudia, un po’ più vicini. 

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