Goro, in carcere per la mamma che però lo difende
Trovato a pranzo da lei ma non poteva avvicinarsi: «È cambiato, quel divieto non serve più»
Goro Ci sono storie difficili, dolorose. Storie che vanno oltre la mera cronaca. Chiara, madre di un ragazzo di Goro dal passato non facile, ha chiesto di darle voce «perché mio figlio ha tutto il diritto di far capire che non solo è cambiato, ma che sta vivendo qualcosa più grande di lui e di noi e merita di essere aiutato». Un passo indietro. Nel giugno del 2024 un giovane di Goro, poco più che maggiorenne, venne denunciato per una serie di episodi di maltrattamenti perpetrati in ambito domestico. In particolar modo era stata la mamma del giovane a chiedere aiuto, non riuscendo più a gestire la situazione. In seguito tutti gli elementi raccolti dall’attività investigativa hanno permesso al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale estense, di disporre nei confronti del giovane le misure cautelari dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alle persone offese, successivamente integrate con l’applicazione del dispositivo elettronico di controllo (braccialetto antistalking).
Nei giorni scorsi il ragazzo è tornato a casa, nonostante non potesse perché così disposto, violando il provvedimento ed è stato portato in carcere. «Mio figlio è tornato da me, da noi, perché non ce la fa più – racconta la donna con un filo di voce -. Non è un criminale, non è una persona pericolosa. È un figlio che ha bisogno di una famiglia». Senza entrare nei dettagli di una vicenda complessa e delicata, “il giudice lo ha collocato a casa di una persona con cui sta male. Una persona che non può convivere con il ragazzo per mille ragioni. Mio figlio è giovane, può aver sbagliato e siamo stati noi per primi a chiedere aiuto non pensando però a quello che sarebbe potuto succedere. Volevamo solo aiutarlo, lo abbiamo fatto anche per lui ma tornando indietro non lo farei più. Perché da madre ho il dovere di proteggerlo. Così come ho fatto nei giorni scorsi». Ecco, nei giorni scorsi. Esasperato il 21enne è uscito dalla abitazione dove è stato collocato ed è tornato a casa sua. «È venuto da me perché ha bisogno di mangiare, di lavarsi. Ha bisogno di conforto e di abbracci perché io sono sua madre e lo sarò sempre. Lui è cambiato, è stato un dolore molto forte il rendersi conto di quello che aveva fatto. Ha tutta la vita davanti ed è giusto che possa ancora affrontarla ritrovando un po’ di serenità».
La famiglia non chiede sconti «ma un percorso adatto a lui, a noi. I carabinieri sono sempre stati molto disponibili e magari possono ancora indicarci cosa fare e come comportarci. Non può tornare dove era, non è un ambiente che può portarlo sulla strada che merita. Ecco, io non voglio dire per forza che il mio è un bravo ragazzo o che lo è diventato. Non lo devo dimostrare a nessuno perché nel mio cuore so che è così. Ma è mio figlio, io sono sua madre e devo lottare per dargli una vita migliore».
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