Porto Garibaldi, pescatori di nuovo in mare: «Acque calde come quelle termali»
Per chi lavora la speranza di poter riempire le reti è davvero molto poca
Porto Garibaldi Dopo 45 giorni di stop dettato dal fermo pesca, dalla mezzanotte di ieri i pescatori sono tornati in mare aperto, per calare le reti. Le aspettative, purtroppo, non sono confortanti per un settore, quello della pesca a strascico, costretto ora a fare i conti sia con il caro gasolio, sia con le conseguenze dei mutamenti climatici. «Le temperature marine hanno rasentato quelle delle acque termali di Abano – afferma con amara ironia Vadis Paesanti, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca Emilia Romagna -; i fondali hanno subìto le conseguenze della calura ed è come se fossero marci. C’è sempre tanta voglia di tornare in mare, dopo il fermo pesca, ma le aspettative restano basse».
È ormai acclarato che l’estate tuttora in corso sia (stata) quella più rovente da cento anni a questa parte e se in altre annate, nelle reti sono finite, in questo periodo, grandi quantità di canocchie e di triglie, i timori per l’inizio della stagione di pesca 2026 restano elevati. «La prima settimana, necessariamente, – prosegue Paesanti – sarà dedicata a sondare i fondali, perché, provocatoriamente, mi sento di dire che sarebbe meglio restare a terra e prorogare il fermo pesca se andare in mare con i prezzi attuali del gasolio, si dovesse rischiare di affrontare solo spese, senza portare a casa guadagni». Rispetto al 28 febbraio scorso, data di inizio della crisi nello stretto di Hormuz, il costo al litro per il gasolio destinato al rifornimento dei pescherecci è pressoché raddoppiato, passando da 0,65 centesimi a 1,30 euro al litro. «Sono costi insostenibili – chiude Paesanti, tenuto conto che in base alla lunghezza delle barche si potrà pescare solo fuori dalle 4 o dalle 6 miglia dalla costa. Ciò significa che solo per la navigazione di andata e ritorno, dovranno essere previsti costi elevati di carburante, per ogni peschereccio».
C’è chi non ha fretta di ritirare la propria barca, ancora sottoposta a manutenzione in uno dei cantieri navali del territorio, dato che le temperature elevate degli ultimi tempi, hanno comportato «un allontanamento del pesce verso fondali più profondi, verosimilmente verso le 10 o 12 miglia – aggiunge Mauro Gennari, pescatore e presidente della cooperativa Isperia -; sotto costa c’è ancora quella che chiamiamo acqua dura, anossica, con mucillagini. Bisogna sempre fare i conti con le spese vive e se all’inizio del fermo pesca il gasolio sfiorava già un euro al litro, ora lo ha già nettamente superato. Da parte mia le aspettative sono magre, dovute al tempo e non allo sforzo di pesca. Il fermo pesca deve essere adottato nei momenti di riproduzione del pesce e non quando si allarga, spostandosi al largo, per via delle temperature elevate sotto costa». Nelle prime otto settimane i pescatori possono calare le reti solo 4 giorni alla settimana, sino al giovedì
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