Vigarano, stalking e maltrattamenti sulla ex: «Mi sbatté la testa contro il cancello»
In aula la pesante testimonianza della vittima: «Ero sotto shock»
Vigarano Una presa di coscienza maturata nel tempo, attraverso un percorso psicologico e una progressiva rilettura di quanto era accadendo nella relazione. È il quadro emerso ieri in tribunale dall’esame della persona offesa nel processo che vede imputato un uomo di 41 anni, accusato di maltrattamenti e stalking, assistito dall’avvocata Beatrice Capri.
Davanti al giudice Luca Turchetti e al viceprocuratore onorario Alessandro Rossetti, la donna ha ripercorso i fatti contestati, avvenuti tra il 2022 e il 2023, descrivendo una relazione caratterizzata da episodi di aggressività fisica e da comportamenti insistenti anche dopo i litigi. Secondo il suo racconto, dopo l’ufficializzazione del rapporto, a metà del 2022, le discussioni sarebbero diventate più frequenti e più dure: «Durante le discussioni mi prendeva per il collo e per le braccia», ha detto, e le avrebbe così provocato dei lividi dei quali ha tenuto traccia con delle fotografie.
La donna ha inoltre raccontato che quando cercava di interrompere il rapporto o di allontanarsi dopo una lite, l’imputato continuava a cercarla in maniera invasiva.
Nel corso dell’udienza sono stati richiamati anche alcuni episodi specifici di violenza fisica, datati settembre 2022 e marzo 2023. Particolarmente dettagliato il racconto relativo alla notte tra il 27 e il 28 aprile 2023, dopo una cena in compagnia. La donna ha spiegato di ricordare soltanto alcuni frammenti dell’accaduto. La mattina successiva, vedendo i segni sul proprio corpo, ha deciso di controllare le immagini della telecamera installata all’esterno dell’abitazione: «Pensavo di aver fatto un incidente in macchina», ha dichiarato. Visionando il filmato, ha scoperto di essere stata aggredita dall’imputato. «Mi ha sbattuto ripetutamente la testa al cancello in ferro e ho perso i sensi». Ha riferito poi che dalle immagini si vedrebbe una violenta colluttazione all’esterno dell’abitazione, aggiungendo di avere gridato aiuto e di avere chiesto più volte all’uomo di andarsene. In quel frangente, una vicina avrebbe tentato di contattarla telefonicamente senza riuscire a parlare direttamente con lei. I due sarebbero poi finiti dentro l’abitazione, ma l’uomo si sarebbe allontanato poco dopo, rimanendo coinvolto in un incidente stradale a poche centinaia di metri di distanza: «I carabinieri che erano stati chiamati per me si sono fermati lì», ha detto la donna. La persona offesa ha spiegato di non essersi rivolta subito al pronto soccorso: «Ero in uno stato confusionale».
Dopo l’episodio di aprile, i due avrebbero continuato per un periodo a convivere, pur in spazi separati. Tre giorni dopo, ha riferito, si sarebbero recati insieme dalla sua psicologa: «Almeno doveva prendersi le sue responsabilità».
La scelta di presentare denuncia sarebbe arrivata soltanto a luglio, anche grazie al percorso terapeutico intrapreso. A segnare il punto di svolta sarebbe stato il coinvolgimento di una collega di lavoro che avrebbe rivelato a un amico comune di ricevere chiamate insistenti dall’imputato e richieste di informazioni su di lei, che nel frattempo lo aveva bloccato sui social. «Quel giorno ho deciso di denunciarlo», ha affermato. E da lì tutto sarebbe finito.
L’istruttoria dibattimentale proseguirà nelle prossime udienze.
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