Case di riposo, è emergenza a Ferrara: tante richieste e pochi posti
L’attesa può arrivare fino a due anni. L’alternativa alle convenzionate col servizio pubblico è quella di rivolgersi ai privati
Ferrara Un parente, un genitore, un coniuge: in una città che invecchia, sono tanti i ferraresi che si trovano nella condizione di non riuscire ad accudire i famigliari anziani presso la loro abitazione. E così, spesso a malincuore, costretti dalla necessità, si rivolgono alle strutture residenziali del territorio, convenzionate con il sistema sanitario pubblico. E nella maggior parte dei casi la risposta è la stessa: non c’è posto. Si riceve il consiglio di provare a chiamare altre strutture, oppure di rivolgersi a privati o organizzarsi autonomamente assumendo personale a domicilio. Con costi molto alti, non sempre sostenibili. Ci si trova soli, con la preoccupazione per chi soffre, dovendo garantire le cure, ma senza averne le competenze, in particolare come nei casi di malattie gravi o neurodegenerative.
Sono tante le storie così.
«La difficoltà nel trovare posto, le liste, i costi se si decide di provare a entrare privatamente e non in convenzione: stiamo parlando di tremila euro al mese», è il triste elenco di una donna, libera professionista, che si è trovata ad accudire la madre. «Poi una volta che si è dentro – prosegue – si spera di passare in convenzione possibilmente nella stessa struttura, ma con i costi dimezzati, che comunque non sono bassi. Le attese sono lunghe, anche due anni e oltre. Altro problema delle Rsa è il personale, ne hanno poco, spesso straniero e non sempre abbastanza preparato. Nella mia esperienza c’erano persone che non parlavano l’italiano e che avevano a che fare con persone anziane con serie difficoltà di comprensione in generale. Si perdeva così un elemento importante della cura, ovvero la comunicazione, cosa che alimenta isolamento, solitudine e decadimento. Per non parlare della fisioterapia, promessa ma fatta raramente e delle scarse se non nulle visite mediche. L’infermiere, uno per tutti, si ritrova spesso a fare la parte del medico che non c’è. Mia madre l’ha vissuta molto male per questo ho poi valutato di riprenderla a casa, creando una complessa organizzazione domestica con rotazione di personale, a cui mi alterno io, dovendo anche portare avanti un lavoro in libera professione».
Non per tutti quella delle Rsa è un’esperienza negativa.
«Ci sono persone – continua la donna – che sono in struttura da anni, come la compagna di stanza ultranovantenne di mia madre, che lì si trovano bene perché non sono da sole. Però secondo me è un discorso che vale per chi è semi autosufficiente, che un po’ se la cava anche da solo. Chi ha bisogno di aiuto in tutto, come mia madre, è più in difficoltà».
Ma qual è la situazione nel Ferrarese e come si stanno organizzando le istituzioni per far fronte a una richiesta sempre più crescente e urgente?
«Sul territorio provinciale sono presenti 1.459 posti tra Cra e Rsa. 757 risultano nel distretto Centro Nord (di cui 542 Cra e 55 Rsa nello specifico di Ferrara), 418 nel distretto Sud Est e 284 nel distretto Ovest. Nel Distretti Centro Nord, al 31 dicembre 2025, le persone in lista d’attesa erano 351» sono i dati forniti dall’Assessorato alle Politiche Socio-Sanitarie che fa capo a Cristina Coletti. A cui abbiamo chiesto come funzionano le graduatorie di accesso.
«I tempi di attesa – spiegano alla Nuova – non sono determinati esclusivamente dall’ordine cronologico, ma l’accesso avviene attraverso una graduatoria dinamica che tiene conto del livello di bisogno; per le situazioni con punteggi più elevati, i tempi medi attualmente stimati sono nell’ordine di 40-50 giorni. L’accesso alla rete avviene attraverso lo Sportello Sociale e successivo colloquio con l’assistente sociale responsabile. La situazione viene quindi valutata dall’Unità di Valutazione Geriatrica dell’Azienda Usl, attraverso una valutazione multidimensionale. Si tratta di un sistema uniforme in tutta la provincia. La rete non comprende soltanto le Cra ordinarie: sono infatti presenti posti per inserimenti temporanei di persone con maggiore necessità assistenziale (in particolar modo a supporto dei percorsi di dimissione ospedaliera) e posti di Alta Intensità Assistenziale con assistenza infermieristica sulle 24 ore. A Ferrara è inoltre attivo presso Asp (Cetro Servizi alla Persona) un nucleo specializzato per persone con demenza e problematiche comportamentali, con supervisione geriatrica e specifici standard assistenziali, accessibile anche ai cittadini degli altri distretti».
Quali sono le rette previste?
«Per quanto riguarda i costi, le rette sono articolate in una componente sanitaria, a carico del Fondo Sanitario Regionale, una componente sociosanitaria sostenuta attraverso il Fondo Regionale per la Non Autosufficienza e una quota sociale a carico dell’utente e, nei casi previsti, del Comune. Quest’ultima è attualmente pari a 54,15 euro al giorno, secondo quanto stabilito dalla normativa regionale».
Cosa succede quando non si trova posto?
«Quando un posto non è disponibile nell’immediato, il caso continua a essere seguito dal Servizio Sociale territoriale che pone una valutazione globale, comprensiva del profilo economico famigliare. Esistono interventi a sostegno della domiciliarità, come l’assistenza domiciliare, l’assegno di cura, i centri diurni per anziani e i servizi di trasporto, che possono rappresentare una risposta alternativa o di supporto».
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