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Ferrara, inchiesta Cpr: fermato il medico in aeroporto

Daniele Oppo
Ferrara, inchiesta Cpr: fermato il medico in aeroporto

Non è indagato, fermato dalla Polizia, perquisito e sequestrato il cellulare. Cgil e aziende sanitarie al fianco dei dottori: «No alla gogna»

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Ferrara Fermato al rientro da una vacanza, accompagnato negli uffici della polizia in aeroporto a Bologna per una perquisizione personale e poi a casa, dove è scattata una perquisizione domiciliare. È accaduto nel pomeriggio di ieri, 25 settembre, a uno dei cinque medici che operano nelle strutture sanitarie ferraresi coinvolti negli accertamenti della Procura di Ravenna sull’inchiesta relativa ai certificati rilasciati a cittadini stranieri destinati ai Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr).

Il professionista, secondo quanto appreso, non risulta indagato, per questo è stato utilizzato il meccanismo del sequestro a carico di terzi per prelevare il suo telefono cellulare. Sono proprio le comunicazioni e le chat tra professionisti uno degli aspetti sui quali si stanno concentrando gli investigatori, nell’ambito di un’indagine che, in uno dei suoi filoni, ipotizza addirittura l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla formazione di certificazioni mediche ritenute false per impedire l’invio di migranti irregolari nei Cpr. L’inchiesta, coordinata dalla Procura ravennate, nelle scorse settimane ha portato a perquisizioni nei confronti di oltre venti medici in diverse città italiane; salvo un caso, i destinatari dei decreti non risultavano iscritti nel registro degli indagati.

A seguire le operazioni di ieri erano presenti l’avvocato Fabio Anselmo e la collega Silvia Galeone, che assistono tutti e cinque i medici che lavorano a Ferrara coinvolti nelle perquisizioni. «Gli agenti sono stati gentili e cortesi, ma considero incomprensibili e non proporzionate queste modalità invasive rispetto a persone che non sono indagate – afferma Anselmo –. Faccio fatica a comprendere le motivazioni. Gli altri medici erano stati perquisiti alle 5.30 del mattino, un’altra anche lei prelevata in aeroporto come quest’ultimo. È evidente lo shock di questi ragazzi che si trovano a vivere queste situazioni».

Il caso riaccende il dibattito sulle modalità investigative adottate nei confronti di professionisti che, almeno allo stato degli atti, non risultano destinatari di contestazioni penali.

Un tema che nelle ultime ore si è intrecciato con un ulteriore fronte polemico, quello della pubblicazione di nomi e documenti da parte della stampa. Nell’edizione di ieri, infatti, il quotidiano La Verità ha dedicato un articolo a uno dei medici ferraresi coinvolti nelle perquisizioni, riportandone nome e cognome e pubblicando parte della documentazione sanitaria finita all’attenzione degli investigatori. Lo stesso articolo precisa che il professionista non figura tra gli indagati. Una scelta che il legale contesta duramente. «Diffideremo La Verità per avere pubblicato il nome e il cognome di una persona non indagata e un atto che doveva rimanere riservato».

Sulla vicenda è intervenuta anche la Funzione pubblica Cgil di Ferrara, che parla di una «narrazione mediatica strumentale e vergognosa» e respinge con fermezza quella che definisce una campagna finalizzata a delegittimare il lavoro dei professionisti della sanità pubblica. «Attaccare la categoria medica dipingendola come autrice di “certificati facili” o di azioni ideologiche significa calpestare la verità dei fatti e il codice deontologico che ogni giorno guida l’operato di chi cura, tutela la salute e applica la legge con scienza e coscienza», scrive la Fp Cgil, che esprime «la più ferma e totale solidarietà alle professioniste e ai professionisti coinvolti». Secondo il sindacato, «il tentativo di trasformare un atto medico basato sulla valutazione clinica e sulla tutela della salute collettiva e individuale in uno scandalo è inaccettabile». La sigla chiede inoltre «rispetto immediato per la verità e per la funzione sociale insostituibile svolta quotidianamente dal personale sanitario».

Anche la direzione generale delle aziende sanitarie ferraresi prende posizione, assicurando «la massima fiducia nella magistratura e nel suo operato» e «piena collaborazione con gli organi inquirenti», ma allo stesso tempo richiamando l’attenzione sulla posizione dei professionisti non indagati coinvolti negli accertamenti. «La diffusione di generalità e informazioni personali di professionisti che, allo stato, non risultano indagati, quando non supportata da un effettivo coinvolgimento nell’indagine e prima di qualsiasi pronunciamento dell’autorità giudiziaria, non costituisce un elemento di trasparenza ma rischia di alimentare una vera e propria gogna mediatica».

Le direzioni delle due aziende sanitarie sottolineano inoltre la necessità di mantenere «sobrietà, equilibrio e rispetto» nel racconto della vicenda». Per la direzione «la ricerca della verità e della giustizia richiede tempo, rigore e responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti, comprese le istituzioni, i mezzi di informazione e l’opinione pubblica».

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