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«Inizia la stagione della rigenerazione», approvato il nuovo piano urbanistico del Comune di Ferrara

Francesco Gazzuola
«Inizia la stagione della rigenerazione», approvato il nuovo piano urbanistico del Comune di Ferrara

L’assessore: «Collaborazioni pubblico-provato e limitazione al consumo di suolo». Cosa tratta il Pug

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Ferrara «Apriamo la stagione della rigenerazione e della transizione ecologica». Il Piano urbanistico generale del Comune di Ferrara è stato approvato. Un annuncio degno di tamburi e chiarine, considerando che l’iter era partito ancora durante il Fabbri I – ma si tratta di un percorso storicamente dilatato, anzi in questa ultima fase è stata contestata «un’accelerazione che lascerebbe intendere qualcosa di poco trasparente» rumoreggiano dall’opposizione.

Votazione e iter

Senza sorprese il Consiglio comunale ha detto “sì” (19 favorevoli e 9 contrari, con Cusinato del Pd che si è allontanato prima del voto disertando il “no”) a uno strumento che «definisce le regole per la rigenerazione delle aree dismesse, la tutela del territorio per nuove costruzioni, servizi e futuri insediamenti». Stefano Vita Finzi Zalman è l’assessore all’Urbanistica che ha il privilegio di assistere al coronamento dopo che i lavori erano passati da Maggi e Lodi: «Il Consiglio aveva già adottato il Pug nel dicembre 2024, pronunciandosi sulle scelte del Piano e sulle osservazioni presentate. L’approvazione di oggi (ieri, ndr) recepisce invece l’intesa raggiunta nel Comitato urbanistico di area vasta (Cuav) al termine del confronto tra Comune, Provincia, Regione e gli altri enti coinvolti». Da novembre entrerà in vigore, così come il regolamento edilizio: quest’ultimo però è ancora da completare e ad ottobre passerà in Consiglio per l’approvazione.

Principi e obiettivi

Si è lavorato affinché il Piano aprisse le strade alla semplificazione. In futuro molto passerà dagli accordi operativi che favoriscono la collaborazione tra pubblico e privato: «Uno strumento attraverso cui affronteremo le trasformazioni complesse sbloccando ingenti risorse – illustra Vita Finzi – Dentro il territorio urbanizzato serve per il recupero delle aree degradate e dismesse, mentre fuori sarà sottoposto a garanzie rigide». Ecco dunque un altro caposaldo del nuovo Pug: la limitazione del consumo di nuovo suolo. Fuori dal territorio urbanizzato, infatti, viene fissato un limite massimo di trasformazione pari al 3% della superficie di riferimento, circa 138 ettari fino al 2050. «Il vecchio Piano strutturale comunale ne prevedeva 1.650 mentre quello che approviamo non indica dove andare a costruire nella quota massima, non ci sono lottizzazioni disegnate in anticipo. Non possono esistere espansioni residenziali speculative» scandisce.

Lo scarto rispetto al passato vuole essere evidente: vengono sostituiti i vecchi strumenti Psc e Rue, demandando i dettagli agli accordi operativi per velocizzare le procedure; sono promossi interventi di sostituzione o addensamento urbano riconoscendo diritti edificatori aggiuntivi e sgravi. Quello dell’Edilizia residenziale sociale è un tema: «Il Pug introduce la risposta alla domanda abitativa delle fasce deboli come requisito prestazionale vincolante per gli interventi di trasformazione complessi».

Emendamenti bocciati e perplessità

Dalla minoranza arrivano dieci risoluzioni e undici emendamenti. Nulla a stravolgere. Migliorare l’accessibilità del trasporto pubblico locale e la ciclabilità, una particolare attenzione al verde e alla biodiversità, rendere più chiari gli obiettivi ambientali del Piano, lavorare per aumentare il numero degli alloggi, misure per evitare la gerarchizzazione delle frazioni, puntare sul monitoraggio dei risultati. Tutti respinti, tranne l’emendamento sull’insediamento di nuove attività in via San Martina (che viene precluso, oppure va accompagnato da soluzioni alle criticità) . Ma solo perché è stato subemendato dalla maggioranza.

Dall’opposizione contestavano innanzitutto il metodo, più che il contenuto. «Non ci capisce l’incredibile fretta nell’approvare. L’impressione è che tutto venga schiacciato nei tempi per impedire un approfondimento. È volutamente non trasparente? Ok gli obiettivi ma come verranno declinati nel Piano? Ferrara ha problemi demografici, sociali, ad attrarre imprese e investimenti, di disponibilità degli alloggi». Viene discussa la visione politica: «Il contenitore è tecnicamente ineccepibile, l’indirizzo politico no. Non costruisce scelte urbanistiche capaci di invertire la rotta».

La replica

«I tempi potrebbero sembrare corti, in realtà sono legati alla volontà di chiudere il periodo di salvaguardia che sta dando tanti problemi ai tecnici. Facciamo parte del 13% dei Comuni in regione che hanno approvato il Pug. Le strategie partiranno adesso. E abbiamo previsto un piano di monitoraggio in tre anni, quindi ci sarà massima attenzione» risponde l’assessore. A fine seduta arriva anche il sindaco Fabbri: «Palaspecchi, Darsena, via Scalambra, ex Amga, Grattacielo e zona GAD, gli accessi alla città Nord Ovest ed Est, piazza Cortevecchia, piazza Travaglio e piazza Gobetti, le frazioni. Stiamo ancora tribolando per alleviare i danni urbanistici che le amministrazioni di centrosinistra hanno fatto alla città. Non riusciremo a portare avanti certe strategie? Ai posteri l’ardua sentenza». 

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